Manuale di moda maschile vintage: tra consapevolezza e stile

«Si può affermare con una certa sicurezza che il guardaroba maschile moderno, pur partendo da solide basi storiche, nasca nei primi anni del Novecento e abbia seguito l’evoluzione della società».
Se accanto a «Manuale di moda maschile» non ci fosse la parola «vintage», con ogni probabilità staremmo pensando a un libro sull’abbigliamento sportivo in poliestere, l’ultima tendenza di un brand di fast fashion e i caschi da moto.
Per fortuna, però, Manuale di moda maschile vintage di Francesco Salamano, edito da Demetra, ha tutt’altre intenzioni.
L’obiettivo principale, per l’autore, è quello di rendere possibile la creazione di uno stile Etico, Estetico ed Esclusivo, attraverso la sua collezione di capi vintage.
È proprio l’autore, nei ringraziamenti, a fare una precisazione: «Questo libro è pensato per gli uomini ma non sarebbe mai esistito senza le donne».
Ebbene, – dopo la lettura del Manuale – a nostro avviso, il libro non è destinato a un’audience di soli lettori uomini: è per chiunque abbia voglia di lasciarsi travolgere dall’intramontabile fascino senza tempo di alcuni capi d’abbigliamento.
L’autore – classe 1966, torinese, già collezionista di moda maschile vintage e docente – vanta una carriera ultratrentennale nel marketing e nella comunicazione.
Il suo Manuale di moda maschile vintage offre ai lettori l’opportunità unica di compiere un viaggio nel passato, tra i ricordi memorabili di capi di abbigliamento unici che, ancora oggi, costituiscono – o meglio, dovrebbero costituire – dei veri must have.
Scopriamone insieme alcuni.
Nel capitolo dedicato ai capispalla, Salamano afferma apertamente che, pur con tutte le varianti del caso, le fondamenta del guardaroba maschile sono molto semplici: si basano proprio sull’abito e sul cappotto.
Primo fra tutti, il cappotto cammello, che ci riporta nel 1972, quando questo classico dell’abbigliamento maschile divenne iconico grazie a Marlon Brando in “Ultimo tango a Parigi”. La denominazione di questo amatissimo cappotto non deriva dal colore, bensì dal materiale originario: il vello di cammello.
Il trench – altro capo ancora oggi apprezzatissimo – nasce invece nel 1899, durante la Guerra di Crimea, quando Burberry realizza un indumento destinato agli ufficiali inglesi.
E ancora, la camicia: sebbene le sue origini risalgano al Medioevo, è grazie a una casalinga nel 1827 e, successivamente, alla Brown, Davies & Co – che brevetta il modello con l’abbottonatura centrale completa – che essa assume la forma che conosciamo oggi.
Molto interessante è il capitolo inerente ai capi sportivi: «I capi sportivi sono la sintesi di efficienza ed emotività: coniugano infatti la praticità che proviene dall’essere nati per aiutare l’attività agonistica con la passione che gli sport portano con sé».
René Lacoste, campione di tennis, nel 1933 avvia una collaborazione con l’industriale André Giller: l’atleta gli chiede di produrgli una maglia a maniche corte, di cotone leggero traspirante, con un morbido colletto, non troppo accollato, e con spacchi laterali per facilitare i movimenti durante il servizio.
Il risultato? La nascita della polo moderna.
Nel capitolo sulla montagna, Salamano ci riporta indietro nel tempo con la camicia alla boscaiolo: un capo, presente negli armadi di tutto il mondo, nato e diffusosi grazie ai taglialegna – ma non solo: anche cowboy, pionieri e cercatori d’oro ne hanno fatto un’icona.
Dopo l’ampia panoramica alla scoperta di storie, personaggi e curiosità legate ai capi che hanno fatto la storia del guardaroba maschile, Salamano dedica il decimo e ultimo capitolo del suo Manuale a dei veri e propri consigli di stile.
E si mette in gioco, mostrandoci degli outfit Etici, Estetici ed Esclusivi, grazie alla combinazione di più capi della sua collezione vintage.
Pertanto, Manuale di moda maschile vintage di Francesco Salamano non è soltanto una collezione di capi iconici e non è neppure un esercizio nostalgico: è un invito a rileggere consapevolmente il passato per costruire uno stile cosciente, d’avanguardia, personale e – perché no – più sostenibile grazie al vintage.
Che sia un cappotto cammello, una polo, uno scollo a V o un pantalone bianco, ogni capo racconta una storia, e ogni storia diventa un prezioso consiglio di stile.
Ne consegue che, come suggerisce l’autore, la moda non è solo coprirsi, ma dichiarare sé stessi, la propria provenienza e dove si vuole arrivare, senza dimenticarsi da dove si viene.





