Ignacio Peyró e il fascino discreto e senza tempo della cultura inglese

Per il dizionario Treccani, con il termine anglofilia s’intende la “simpatia per gli inglesi”.
Per Ignacio Peyró – nato a Madrid nel 1980, giornalista politico e culturale, con una carriera che parla da sé – è molto di più di una semplice simpatia.
Nel suo libro Anglofilia, edito da Graphe.it Edizioni, Peyró compone una placida dichiarazione d’amore alla cultura inglese, attraverso una grammatica sentimentale splendida e tutt’altro che trascurabile.
Sì, perché Anglofilia ci viene presentato, proprio dall’autore, come un piccolo glossario sentimentale della cultura inglese.
Ebbene, pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, e con una definizione alla volta, si comprende che Anglofilia è molto più di un piccolo glossario: è il racconto di una storia d’amore elegante e silenziosa – seppur struggente ed emblematica – tra l’autore e la cultura inglese.
E come in ogni grande storia d’amore che si rispetti, c’è bisogno di una “capanna” che preservi questi due cuori dalle intemperie odierne. E no, non parliamo del clima inglese o della pioggerellina di Londra.
Dunque, quale miglior “capanna” di una country house inglese?
James Lees Mine (1908 – 1997) – “l’uomo che salvò l’Inghilterra” (non ufficialmente), scrittore ed esperto di country houses – durante il suo incarico all’associazione benefica National Trust, abbracciò la missione di salvare le case di campagna inglesi.
E ci riuscì, aprendole al pubblico e rendendole popolari tra i locali.
Il risultato? Un rafforzamento dell’integrazione sociale.
Le case di campagna – che ci racconta un Peyró innamorato e da non confondere assolutamente con i cottage, ex abitazioni contadine – sono l’incrocio perfetto tra i valori e la continuità dell’ethos britannico: «Seebohm e Skyes elogiano la country house come archetipo della casa che un bambino disegnerebbe: dal design classico, indipendente, con un sentiero che conduce alla porta, circondata da campi e giardini. In altre parole, la casa come intuizione del paradiso».
Anche luogo privilegiato dell’ambientazione dei novels: per Jane Austen la country house ha l’aria della dimora di un gentiluomo. E su quest’ultimo torneremo a breve.
Ma oggi, a che punto siamo? Le case di campagna inglesi stanno vivendo un “tranquillo rinascimento”: sono diventate l’investimento più ambito e redditizio per coloro che vivono la Big city life, la classe dirigente londinese, per intenderci.
Tornando al gentiluomo inglese, come promesso, Peyró stesso definisce la country house come lo specchio della storia dell’habitat in cui si è realizzato il modello inglese di uomo: il gentleman, appunto.
Non si può dire di aver conosciuto l’Inghilterra se non si è incontrato un gentleman inglese.
«Qualcuno ha detto che si tratta di un concetto molto inglese perché indefinito, ma è proprio la vaghezza del termine a sottolineare l’importanza del comportamento».
Spesso, ciò che sembra una scelta individuale – come un gesto cortese– costituisce in realtà un atteggiamento profondamente codificato.
Per l’autore – e per molti studiosi prima di lui – il gentleman è più facile da descrivere che da definire: «l’ideale di gentilezza codificato nel suo profilo è anche un modo per tracciare la storia dell’Europa e quindi riflettere sul contributo britannico in questo campo».
Certo, la cultura britannica non è passata ai posteri per la sua eredità culinaria.
E l’autore ce lo spiega così: «Se è freddo è zuppa; se è caldo è birra».
Peyró ci regala la visione di George Orwell, che, in un articolo colmo di malinconia, si prende la briga di elogiare la cucina inglese.
Ne elogia le kippers, lo Yorkshire Pudding e le “varie prelibatezze dolci” come lo scone alla zafferano e il Christmas Pudding.
Non è detto che ci sia venuta l’acquolina in bocca, né che ci prenda l’irrefrenabile voglia di prenotare il primo volo per Londra.
Tuttavia, in un mondo che corre veloce e insegue irrefrenabilmente l’ultima tendenza, Anglofilia ci suggerisce – elegantemente e tra le linee, proprio come farebbe un vero gentleman – di rallentare e concentrarci su ciò che già abbiamo, grazie a coloro che hanno scritto la storia.
Anglofilia è manifesto di una profonda devozione verso il codice di una cultura che non si lascia scalfire dal tempo che scorre – purtroppo – troppo veloce.





