La ribellione dell’Escambray: il racconto di Norberto Fuentes

«La nostra rivoluzione è generosa e sa di dover dare a ognuno una possibilità di riscatto».
Un susseguirsi di eventi, sensazioni e personaggi della Sierra cubana emergono, pagina dopo pagina, ne “I condannati dell’Escambray”, di Norberto Fuentes.
Il tempo sembra essersi fermato: il focus della narrazione è sui conflitti tra il governo cubano e i ribelli anticastristi attivi nella regione montuosa.
Lontano anni luce dalla classica narrativa di guerra, il libro – edito per Ago Edizioni – dà vita agli eventi di guerriglia e ribellione nella regione montuosa dell’Escambray. La penna di Fuentes si muove rapida e istintivamente, tra le vicende di banditi e contadini, abitanti della Sierra cubana.
Il tempo sembra essersi fermato, i minuti sono cristallizzati in una narrazione che procede, con il susseguirsi dei capitoli, in un maniera apparentemente casuale.
«Cinquanta metri più in basso scorre un fiume. Il fiume muore oltre la collina perché lì comincia il mare. Il mare è più forte del fiume. Alle spalle, le vette azzurrine della Sierra. Sollevo al di sopra della testa l’AK e lascio partire una lunga raffica. L’arma mi trema in pugno fin quando non libero il grilletto. Sono forte, più forte del mare, me lo dice l’AK».
Norberto Fuentes – classe 1943 – scrittore e giornalista cubano, è noto soprattutto per essere stato amico e confidente di Fidel Castro.
In “Dulces guerreros cubanos”, l’autore racconta delle sue esperienze durante la Rivoluzione.
Nonostante la vicinanza con Castro, Fuentes ebbe alcune divergenze politiche con il regime cubano e fu anche incarcerato per un breve periodo.
Pubblicato per la prima volta nel 1970, “I condannati dell’Escambray” propone una narrazione dettagliata e spesso critica degli eventi, esaminando il contesto storico, le cause e gli effetti delle lotte nella regione.
La critica letteraria ha spesso definito il libro di Fuentes come una testimonianza controversa: alcuni sostengono che l’autore mescoli fatti realmente accaduti e finzione letteraria. Fuentes, però, con onestà intellettuale, informa il suo lettore: «delle storie che state per leggere è responsabile solo la mia immaginazione, anche se ho toccato con mano questi uomini e questi morti».
Tuttavia, il libro fornisce un’interessante prospettiva sull’evoluzione politica di Cuba e sulle tensioni interne dopo la Rivoluzione. Anche la famosa trilogia “La Autobiografía de Fidel Castro” è un esempio di questa fusione di eventi storicamente reali e immaginazione.
Avendo partecipato in prima persona alla guerriglia durante la Rivoluzione, l’autore offre una prospettiva unica sugli eventi. Sono descritti i trattamenti duri e disumani riservati dai ribelli dell’Escambray – spesso contadini ed ex sostenitori della rivoluzione – che avevano avuto divergenze con Castro. È chiaro che chi descrive le vicende ha avuto modo di vederle coi propri occhi.
La narrazione di Fuentes è colloquiale, ricca di dettagli, con un linguaggio metaforico e un’atmosfera che è capace di catturare il lettore. Fuentes dà vita al suo eroe socialista, il comandante Bunder Pacheco, tra le dolorose conseguenze della contro insurrezione nell’Escambray.
Il clima narrativo è saturo di costante violenza, attraverso il dettagliato e tormentato ritratto della progressiva trasformazione del contadino in soldato.
Lo stile di Fuentes – metaforico e intriso di un’atmosfera carica di tensione – cattura l’attenzione del lettore e, attraverso il personaggio di Bunder Pacheco, l’autore esaspera le contraddizioni umane, sottolineando che, in tempi di guerra, non esistono solo eroi o antagonisti, bensì esseri umani, vittime delle circostanze e del tempo.





