La formazione del nuovo Governo: ecco cosa ci aspetta

La formazione del nuovo Governo: ecco cosa ci aspetta

Nel pomeriggio del 24 marzo, dopo l’elezione dei presidenti di Camera e Senato, Paolo Gentiloni è salito al Quirinale per rassegnare le sue dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica. Un gesto rituale nella prassi costituzionale; il Governo Gentiloni, espressione della maggioranza parlamentare che lo ha sostenuto fino alle elezioni politiche del 4 marzo scorso, cede il passo al nuovo esecutivo che si andrà formando nelle prossime settimane, una volta definite le alleanze per formare una maggioranza stabile capace di ottenere la fiducia dei due rami del nuovo Parlamento. Il Capo dello Stato – si legge nel comunicato ufficiale del Quirinale – ha invitato il Presidente del Consiglio dei Ministri a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti, fino all’insediamento del nuovo Governo. Gentiloni, dal canto suo, affida il suo saluto a un tweet in cui ringrazia “ministre e ministri” e afferma ancora una volta il suo orgoglio per il lavoro svolto dalla squadra che ha guidato per quasi sedici mesi.

Ma cosa accadrà ora? Se, infatti, da un lato l’attenzione è tutta rivolta ai leader dei partiti e movimenti che hanno ottenuto i maggiori risultati dal voto popolare, impegnati nella difficile operazione di costruzione di alleanze – si spera – solide per governare il Paese, il processo di formazione dell’esecutivo prevede il susseguirsi di una serie di fasi che sono espressione del dettato costituzionale e della prassi repubblicana.

Per cominciare, al di là dei proclami di molti esponenti politici nelle campagne elettorali degli ultimi 20 anni, secondo cui sarebbero esistiti governi eletti (o non eletti) dai cittadini, il compito di nominare il capo del Governo è affidato dall’articolo 92 della Costituzione  al Presidente della Repubblica. Il ruolo di Sergio Mattarella, in questa fase più che mai, non sarà quello di semplice spettatore degli eventi: il Capo dello Stato è nella formazione del Governo una figura essenziale per verificare le possibilità dei presunti candidati alla guida dell’esecutivo di ottenere un sostegno adeguato dal Parlamento, garantendo così stabilità e governabilità al Paese. Tanto più, è il caso di ricordarlo, in una situazione come quella attuale in cui – complice anche una legge elettorale quantomeno difettosa – dalle urne non è emersa una forza politica in grado di avere alla Camera e al Senato una maggioranza adeguata di parlamentari per governare in modo autonomo. Sarà, quindi, anzitutto il Presidente della Repubblica ad essere gravato dell’onere di verificare, con i leader politici, l’esistenza di alleanze forti in grado di garantire un sostegno stabile all’azione del Governo, da parte del Parlamento.

La formazione del nuovo Governo inizierà, quindi, con le cosiddette consultazioni. Non si tratta, a onor del vero, di una procedura definita dalla Costituzione, ma di una prassi ormai consolidata – e in questo senso difficilmente modificabile. Sergio Mattarella inizierà, probabilmente subito dopo Pasqua a ricevere al Quirinale alcune tra le più alte cariche dello Stato e i rappresentanti delle forze politiche elette in Parlamento per verificare l’eventuale convergenza di una maggioranza di parlamentari verso un Presidente del Consiglio in grado di ottenere la fiducia delle Camere. Come detto, questa sarà una fase necessariamente delicata dal momento che la maggioranza parlamentare dovrà per forza di cose essere frutto di un’alleanza tra forze politiche diverse e – almeno in campagna elettorale – spesso rivali. L’ordine di partecipazione alle consultazioni è frutto del galateo costituzionale: l’invito per l’incontro con il Presidente della Repubblica è comunque rivolto essenzialmente ai presidenti del Senato e della Camera dei Deputati (rispettivamente seconda e terza carica dello Stato, dopo il Presidente stesso), agli ex presidenti della Repubblica, in questo caso solo Giorgio Napolitano, e ai rappresentanti dei partiti politici e dei gruppi parlamentari eletti il 4 marzo scorso.

Conclusa questa fase preliminare Sergio Mattarella dovrà affidare l’incarico alla persona in grado di formare una squadra di Governo capace di ottenere la fiducia nei due rami del Parlamento. L’incarico sarà conferito in forma esclusivamente orale, al termine di un colloquio con il Presidente della Repubblica, e permetterà alla Presidente del Consiglio incaricato di iniziare a lavorare per consolidare le alleanze e scegliere i ministri del sessantacinquesimo Governo della storia della Repubblica.

Ci riuscirà? Forse è troppo presto per dirlo. Di fatto, qualora ciò si realizzasse, il Presidente incaricato tornerebbe al Quirinale per ricevere la nomina ufficiale e per fornire al Capo dello Stato la lista dei ministri che comporranno l’esecutivo. Sergio Mattarella, a quel punto, provvederà alla nomina dei Ministri che, insieme al premier, presteranno giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione e delle leggi. Entro dieci giorni, poi, il Presidente del Consiglio e Ministri si recheranno alle Camere per illustrare il programma di Governo e ottenere il voto di fiducia da quella maggioranza che si era mostrata favorevole.

Se, invece, l’incarico iniziale non permettesse di individuare una personalità in grado di ottenere una maggioranza parlamentare adeguata – come peraltro accadde con Bersani nel 2013 – sarebbe tutto da rifare. E il Paese, nel frattempo, aspetterà.

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