Bonino attacca il PD che ora rischia di perdere un altro alleato

Bonino attacca il PD che ora rischia di perdere un altro alleato

«Abbiamo spiegato come sia impossibile un apparentamento tra +Europa e Pd per una interpretazione giuridicamente surreale, prima che incostituzionale, della legge elettorale che nonostante le nostre reiterate e tempestive denunce né governo né Pd hanno saputo o voluto rettificare. E che, impedendoci di avviare da subito la raccolta firme nei collegi plurinominali, mette a repentaglio la presenza stessa della nostra lista alle prossime elezioni». Questo è quanto espresso in una nota della lista radicale +Europa con cui si attacca il PD, il quale rischia così di perdere un altro importante alleato.

Il problema è che per il Rosatellum, la legge elettorale con cui si voterà il prossimo 4 marzo, le liste non presente già in Parlamento devono presentare una raccolta di 25000 firme per presentarsi alle elezioni, ma per la lista dei radicali i tempi potrebbero non bastare.

Per questo Emma Bonino ha attaccato il Partito Democratico accusandolo di non aver dato risposte concrete in merito, specificando che «per avviare la raccolta delle firme in alleanza con il Pd, +Europa dovrebbe secondo il Viminale avere e scrivere oggi sui moduli per Camera e Senato i nomi precisi (e non modificabili) di 348 candidati uninominali del Pd e delle altre liste della coalizione, esentate dalla raccolta firme. Nomi che per questo saranno decisi, come al solito, negli ultimissimi giorni o più probabilmente all’ultimo giorno (il 29 gennaio), quando nel giro di poche ore sarà impossibile raccogliere, autenticare e corredare dei certificati elettorali le firme di 25.000 italiani. Insomma, noi diciamo loro che non possiamo scrivere sui nostri moduli se e dove si candideranno Renzi, Martina, Orfini, Franceschini, Minniti, Fassino, Rosato, Zanda, Nencini, Lorenzin… (e potrei continuare con centinaia di nomi) e loro anziché risponderci ci accusano di fare manfrina per le nostre eventuali candidature. Insomma, di male in peggio». La storica radicale ha inoltre aggiunto che questa regola sfiora il ridicolo, poiché dopo 50 anni di politica è ancora costretta a girare l’Italia per presentare la sua lista.

Dal Partito Democratico arrivano risposte che fanno ancora sperare in un’alleanza e che cercano di smorzare i toni della discussione. Sia il ministro Calenda che il vicesegretario del PD hanno espresso la volontà del partito di aprire le porte alla lista di Emma Bonino.

Oltre le discussioni “politiche” sembra il Ministero dell’Interno a porre la “sentenza” definitiva sulla questione, per lo meno sulle accuse alla legge, tramite una nota «E’ la legge n.165/2017 a prevedere che tutte le firme debbano essere raccolte con l’indicazione dei candidati uninominali, senza in alcun modo differenziare tra liste che si coalizzano e liste singole – si legge in una nota – la precisione della norma esclude quindi la possibilità di interpretazioni attraverso circolari che in via amministrativa impartiscano istruzioni che non si attengano al dettato della norma».

 

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