Le prossime elezioni dipenderanno anche dalle pensioni

Le prossime elezioni dipenderanno anche dalle pensioni

Dal 2019 l’età per il pensionamento tornerà a salire ancora per arrivare a 67 anni, con un aumento ulteriore di 5 mesi, da cui saranno escluse 15 categorie di lavori considerati gravosi. In questi giorni, inoltre, il governo ha fatto altre due proposte per cercare l’accordo con i sindacati: nuove risorse per portare a regime l’Ape social e lo stop all’aumento dei requisiti per l’età pensionabile anche per le pensioni anticipate.

Le trattative tra il governo, i sindacati e la minoranza sono tuttora in atto e l’argomento interessa agli anziani, ai lavoratori che vedono sempre più lontana l’età per la pensione e ai giovani, ai quali si prospetta un’incognita, poiché la disoccupazione giovanile rimane più o meno stabile e se non si inizia a lavorare non sarà facile arrivare a gustare la pensione.

Dato dunque l’elevato coinvolgimento dell’elettorato le prossime elezioni si giocheranno anche su questo tema. Dopo l’annuncio da parte del governo delle nuove misure riguardo alle pensioni non sono infatti mancate chiare prese di posizione da parte dei protagonisti politici.

Dopo le novità introdotte dal governo Gentiloni negli ultimi giorni i sindacati Cisl e Uil si sono detti soddisfatti. «Riteniamo che il percorso prospettato dal governo e la sintesi fatta siano assolutamente positivi» Ha affermato Annamaria Furlan, segretaria Cisl, alla quale fa compagnia il segretario Uil Carmelo Barbagallo «Abbiamo concluso questo percorso e visto implementare la nota di sintesi presentata dal governo, recuperando alcuni chiarimenti chiesti». Di diverso avviso è invece la segretaria della Cgil Susanna Camusso, che ha infatti indetto manifestazioni su tutto il territorio nazionale, Roma compresa, per sabato «Confermo il giudizio di grande insufficienza, le distanze che ci sono tra le proposte e gli impegni assunti sono evidenti».

Mdp si schiera vicino alla posizione della Cgil, ritenendosi insoddisfatto delle misure varate dal governo. Salterà infatti quasi sicuramente, a causa delle manifestazioni indette per sabato 2 dicembre, l’assemblea unitaria che avrebbe dovuto presentare la lista unica a sinistra, per essere posticipata ai giorni successivi 3 o 4 dicembre. Altro tema per il quale si pone ulteriormente più lontano dalla vecchia “famiglia”, il Partito Democratico.

Il Partito Democratico sembra aver preso le distanze dal governo sul tema pensioni. Maurizio Martina, vicesegretario del partito, ha espresso la necessità di modificare la legge sulle pensioni attraverso una nota ufficiale «Non tutti i lavoratori hanno la stessa aspettativa di vita per le mansioni che fanno. Le norme volute dal governo Berlusconi e poi modificate dal governo Monti sull’aumento automatico dell’età pensionabile vanno riviste e per questo serve un rinvio dell’entrata in vigore del meccanismo». Dello stesso parere anche Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria.

Sicuramente la notizia che ha avuto maggiore risonanza è stata la dichiarazione di Berlusconi: pensioni minime a 1000 euro e ministero della terza età. L’ex cavaliere ha spiegato che una persona non può vivere dignitosamente con 500 euro al mese, per cui sente come obbligo morale l’innalzamento delle pensioni minime fino a 1000 euro per tredici mensilità, aggiungendo che questo è doveroso anche «per le nostre mamme che hanno lavorato tutti i giorni a casa e che devono poter avere la possibilità di trascorrere una vecchiaia serena e dignitosa».

Il probabile alleato di Berlusconi, Matteo Salvini, leader della lega, si è scagliato contro la riforma Fornero «Dal 2019 italiani in pensione a 67 anni. Una vergogna, una follia, un’infamia. Via la Legge Fornero, il mio primo impegno al governo. Voglio restituire agli italiani il diritto e la gioia di essere genitori e nonni. Siete pronti a darci una mano?». Secondo il segretario del Carroccio la soluzione al problema pensioni starebbe nella “Quota 100”, per la quale si potrebbe uscire anticipatamente con 62 anni di età e 38 anni di contributi effettivi oppure 63 anni di età e 37 anni di contribuzione o 64 anni di età e 36 anni di contributi versati, sostenendo inoltre che l’adeguamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita è una follia.

Dello stesso parere, riguardo al da farsi sulla legge Fornero, sono i pentastellati: queste le dichiarazioni del candidato premier Luigi di Maio «Non se ne può più della legge Fornero, non si può andare in pensione a 67 anni. La dobbiamo abolire!».

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