Alitalia, dal cielo azzurro al buio degli hangars

Alitalia, dal cielo azzurro al buio degli hangars

Alitalia entra in gestione controllata, l’esito della votazione che ha coinvolto i lavoratori non ha lasciato altra alternativa al vettore, che non potrà contare sulla ricapitalizzazione e sull’ennesimo salvataggio in extremis. A quanto pare la puzza di ricatto i dipendenti l’hanno avvertita da lontano, inconfondibile come le scie degli aerei (ormai solo quelle delle altrui compagnie) che tagliano i cieli tersi generando malinconia in chi presto sarà costretto a terra e a reinventarsi una vita al di sotto delle nuvole. Tutto questo però non ha intimorito i lavoratori, che con coraggio – quello vero – non quello evocato dagli esponenti di governo nei giorni scorsi, hanno gridato seccamente il loro ‘no’ nel cosiddetto referendum, bocciando in pieno una proposta lacrime e sangue composta da mancato rinnovo dei contratti a termine, cassa integrazione, taglio del personale e riduzione dello stipendio dell’8%. La partecipazione al voto è stata imponente e l’esito non ha dato margini alle interpretazioni; su un totale di 10101 votanti, i ‘no’ sono stati 6816 (oltre il 67%) e i ‘sì’ 3206.

E’ chiaro che i dipendenti a questo punto preferiscano che si stacchi la spina alla lungodegente Alitalia, una compagnia che attualmente brucia 700 milioni di euro all’anno, 2 milioni al giorno e 80 mila ogni ora che passa, manco avesse una flotta interamente composta da Concorde. Tra il 1974 e il 2014 Alitalia è costata più di 7 miliardi di finanze pubbliche; praticamente un pozzo a perdere che adesso si avvia verso il commissariamento e la quasi certa liquidazione. I lavoratori non hanno creduto alla proposta siglata il 14 aprile da azienda e rappresentanze sindacali d’iniettare nel paziente 2 miliardi di nuovi capitali: in sostanza i nuovi liquidi avrebbero solo prolungato di poco un’agonia che comunque sarebbe costata moltissimo in termini occupazionali e difficilmente avrebbe garantito il rilancio auspicato.

Il consiglio d’amministrazione della compagnia, preso atto della volontà dei lavoratori, ha quindi deciso di avviare le procedure previste dalla legge e ha convocato un’assemblea dei soci per giovedì 27 aprile. Almeno per il momento non ci saranno modifiche all’operatività dei voli ma salvo clamorosi colpi di scena, l’ex compagnia di bandiera che per anni si è fregiata di poter portare in cielo il vessillo nazionale, si appresta a scomparire mestamente dentro agli hangars, vittima di scelte direzionali poco oculate e di un bilancio perennemente in passivo.

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