Le partecipate romane fanno discutere

Le partecipate romane fanno discutere

Simona Laing, ormai ex dirigente della municipalizzata romana Farmacap è stata licenziata “per giusta causa” dalla giunta Raggi. Eppure dopo anni in rosso aveva riportato in positivo il bilancio (+ 530 mila euro). Non tarda ad arrivare la sua reazione «La verità è che davo noia».

In un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica Laing fa chiarezza sulla sua posizione rispondendo al commissario Stefanori «Come direttore generale non ho l’obbligo di timbrare il cartellino. In base a cosa Stefanori dice così? Non c’è mai stata una volta in cui mi abbia convocato e non mi abbia trovato in sede.» Sul rapporto con la giunta afferma «Non gli è mai interessato entrare in sintonia con me. In due mesi mi ha inviato 2 lettere di contestazioni disciplinari e 50 note. La situazione degenera col licenziamento di 4 dipendenti sorpresi a rubare farmaci. C’è un’inchiesta della procura, ci sono le telecamere che riprendono i furti. Bisognava dare un segnale e io l’ho fatto: come fai a non licenziare chi ruba 220 volte in un mese. Finché al Bilancio c’era l’ex assessore Marcello Minenna ho lavorato benissimo, parlavamo la stessa lingua. Dopo settembre, dopo le sue dimissioni, sono stata lasciata sola fino all’arrivo di Stefanori. Ora che sono stata cacciata mi chiedo: è questo il trattamento riservato alla nuova classe dirigente? Intanto ho deciso di impugnare il mio licenziamento e di chiedere i danni d’immagine». Inoltre, proprio nel giorno del suo licenziamento il comune ha deciso di stanziare 10 milioni per risolvere la crisi della società esprimendo chiaramente la volontà di tenerla e di non venderla, intenzione propria della giunta precedente che aveva chiamato a Roma Simona Laing. In un comunicato anche il commissario Stefanori ha diffuso le proprie motivazioni «Non è tutto oro quello che riluce: il progetto di bilancio presentato dall’ex dg non rispecchia fedelmente l’andamento aziendale e il risultato in realtà sfiora appena il pareggio. La verità è che si stava impacchettando l’azienda per la vendita sul mercato, come del resto disposto dalla delibera consiliare che aveva portato alla nomina di Laing e che certamente non corrisponde agli indirizzi della giunta attuale. Infine, mi sono opposto al licenziamento di alcuni lavoratori per una questione di giustizia».

Non è comunque il primo caso in cui la giunta Raggi viene accusata di troppe ingerenze nella guida di società partecipate, come nel caso di Atac: a settembre il direttore generale Rettighieri e l’amministratore Brandolese si erano dimessi dando la colpa, a sentir loro, alle pesanti interferenze della giunta romana, in particolar modo dell’assessora ai trasporti Meleo, nel loro lavoro. Anche in questo caso gli esponenti del movimento 5 stelle hanno risposto affermando che le loro non erano affatto interferenze, ma giusti controlli da parte della proprietà delle aziende pubbliche.

Le reazioni in entrambi i casi, come era facilmente prevedibile, sono state discordanti: da un lato abbiamo chi accusa di manuale Cencelli e ritorno alla prima repubblica, dall’altro chi annuncia l’arrivo di una nuova “era”, in cui si pone finalmente fine alla corruzione ed al clientelismo. La realtà dei fatti però suggerisce di porre fine alle discussioni sterili ed inutili per iniziare a lavorare seriamente al risanamento di una città che ha veramente bisogno di aiuto, specialmente nel campo delle partecipate.

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