Guida pratica al Referendum 2011: Nucleare, Acqua e Legittimo impedimento

di Rossella Bonassisa

Sono quattro i quesiti referendari, per i quali il 12 e 13 giugno 2011 gli italiani sono chiamati alle urne.
Nel dettaglio i quattro quesiti referendari previsti propongono l’abrogazione totale o parziale di alcune norme riguardo a:
•    il decreto Ronchi sulla privatizzazione dei servizi idrici (due quesiti);
•    il ritorno all’energia nucleare;
•    il legittimo impedimento.

Affinché il referendum sia valido, deve recarsi alle urne il 50% più uno degli aventi diritto al voto. Se vince il SI, vengono abrogate le norme sottoposte a referendum, se vince il NO, rimangono in vigore le norme oggetto del quesito. L’elettore ha la facoltà di votare per uno o alcuni dei quesiti referendari.
Il referendum è ABROGATIVO, ovvero si vota SI, se si è favorevoli all’abrogazione della legge in vigore. I decreti in questione sono già stati approvati dal Parlamento, quindi il cittadino deve decidere se far cadere o meno tali leggi. Votando SI, dichiariamo di non essere favorevoli al mantenimento delle leggi su acqua, nucleare e legittimo impedimento. Votando NO, dichiariamo di essere d’accordo con quanto già in essere.
Que¬sito n. 1  Referendum ac¬qua pub¬blica – abro¬ga¬zione affidamento ser¬vi¬zio ad ope¬ra¬tori privati.
Il primo quesito referendario propone l’abrogazione dell’articolo 23bis del “decreto Ronchi”. Il tema non riguarda la proprietà dell’acqua, che rimane comunque un bene pubblico, come peraltro pubblici restano gli acquedotti (come stabilito dall’articolo 144 del D. Lgs 152/06 e dal decreto Ronchi) ma la privatizzazione della gestione dell’acqua, cioè della gestione dei cosiddetti “servizi idrici”. Tali servizi sono affidati ai Comuni, associati in Ambiti Territoriali Ottimali (ATO).
Secondo quanto previsto dalla legge gli ATO saranno aboliti e sostituiti con dei nuovi soggetti, decisi a livello Regionale. Il decreto Ronchi stabilisce che gli ATO dovranno affidare i servizi idrici in concessione, attraverso gare aperte sia ad aziende pubbliche che ad aziende private, oppure costituire un Partenariato Pubblico-Privato: un’azienda pubblica che selezioni con gara un’azienda privata cui cedere almeno il 40% della società.
Se vince il Sì, gli ATO non sarebbero più obbligati a indire le gare entro il 31 dicembre 2011, come stabilito dal decreto Ronchi, né a cedere ai privati parti delle quote azionarie entro il 2013.
Gli ATO potrebbero comunque cedere ai privati parte delle azioni delle società di gestione delle risorse idriche, ma non avrebbero più l’obbligo di farlo nei termini stabiliti dal Decreto Ronchi.
Se vince il No, gli ATO che non hanno ancora proceduto ad affidamento o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a capitale totalmente pubblico dovranno trasformarsi in società miste con capitale privato almeno al 40% entro il 31 dicembre 2011.
Riassumendo, cercando di apportare ulteriore chiarezza:
Si deve vo¬tare SI, se si è con¬tro la privatizzazione dell’acqua e con¬tro la ge¬stione dei ser¬vizi idrici da parte di pri¬vati.
Si deve vo¬tate NO, se si è a fa¬vore della legislazione attuale.
Que¬sito n. 2   Referendum ac¬qua pub¬blica – abro¬ga¬zione cal¬colo ta¬riffa se¬condo lo¬gi¬che di “mercato”.
Il secondo quesito referendario propone l’abrogazione del comma 1 dell’art. 154 del Decreto Legislativo 3/4/2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, nella parte che parla “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”. Si tratta di una norma che stabilisce che la tariffa per l’erogazione dell’acqua venga calcolata prevedendo una remunerazione per il capitale investito dal gestore, fino a un massimo del 7 per cento, quota di cui fanno parte sia i profitti che gli oneri finanziari derivanti dai prestiti, e la cui riscossione non è collegata a nessun obbligo di reinvestire il denaro nel miglioramento dei servizi erogati.
La tariffa del servizio idrico, per legge, non comprende il valore dell’acqua, ma solo i costi del servizio. Le tariffe sono decise dagli ATO, cioè le autorità dove sono presenti i Comuni.
Se vince il Sì, per le società che gestiscono le risorse idriche sarebbe impossibile avere un guadagno dalle tariffe.
Se vince il No, la legge permetterebbe ai gestori di ottenere una remunerazione sulle tariffe fino al 7 per cento.
Riassumendo, cercando di apportare ulteriore chiarezza:
Si deve votare SI, se si è contro la norma che permette il profitto nell’erogazione dell’acqua potabile.
Si deve votare NO, se si è a favore della legislazione attuale che ammette tale guadagno.

Que¬sito n. 3  Referendum ener¬gia nucleare.
Lungo e ar¬ti¬co¬lato, il que¬sito referendario per abro¬gare la norma per la realizzazione nel territorio na-zio¬nale di im¬pianti di pro¬du¬zione di ener¬gia nu¬cleare. Si tratta di una parte del de¬creto legge re¬cante “Diposizioni ur¬genti per lo svi¬luppo eco¬no¬mico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della fi¬nanza pub¬blica e la perequazione tributaria” fir¬mato il 25 giu¬gno 2008 e con-ver¬tito in legge, il 6 ago¬sto dello stesso anno.
Si deve vo¬tare SI, se si è con¬tro la co¬stru¬zione di Cen¬trali Nu¬cleari in Italia.
Si deve vo¬tate NO, se si è a fa¬vore della legislazione at¬tuale che le prevede.

Que¬sito n. 4  Referendum le¬git¬timo impedimento.
Que¬sto que¬sito, per abro¬gare la legge sul le¬git¬timo impedimento, è quello dalle pos¬si¬bili ripercussioni politiche più forti. A pro¬porre il referendum è stata l’Italia dei Va¬lori. Dopo la dichiarazione di par-ziale incostituzionale della legge sul le¬git¬timo impedimento, la Corte di Cas¬sa¬zione ha autorizzato, con or¬di¬nanza, lo svol¬gi¬mento del referendum.
Si deve vo¬tare SI,  se si è con¬trari al prin¬ci¬pio che il Pre¬si¬dente del con¬si¬glio o un mi¬ni¬stro pos¬sano de¬ci¬dere di non com¬pa¬rire in tri¬bu¬nale, nei pro¬cessi che li ri¬guar¬dano.

Si deve vo¬tate NO,  se si è a fa¬vore della legislazione at¬tuale che pre¬vede que¬sto “scudo”,  nei con-fronti del si¬stema giudiziario.
Riporto alcune delle motivazioni che tutti gli italiani dovrebbero tener presente, prima di apporre il loro voto, a riguardo di quest’ultimo quesito.
Si deve votare SI e abolire il legittimo impedimento:
1. Perché la legge è uguale per tutti, anche per Silvio Berlusconi. Quando smette di esserlo, è segno che non c’è più democrazia.
2. Perché se chi governa un paese è accusato di un crimine ha il diritto e il dovere di difendersi. Ma nel processo e non dal processo.
3. Perché se al governo c’è una persona poco fidata,  i cittadini devono saperlo subito. Non dopo che ha lasciato il governo, quando il danno è già stato fatto.
4. Perché assumere cariche pubbliche, è una responsabilità che impone comportamenti trasparenti    e non un privilegio che regala l’impunità ai potenti.

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