Grillo giudice senza toga

Grillo giudice senza toga

L’aggressione verbale del Movimento 5 stelle non risparmia più nessuno, neanche i mezzi di informazione in generale. La retorica del “noi siamo meglio e voi sbagliate” questa volta ha toccato anche i giornali, indistintamente tutti insieme, facendo di tutta l’erba un fascio. Nulla di nuovo conoscendo Beppe Grillo ed il movimento, il cui modo di porsi è ormai ben noto a tutti quanti, anche se questa volta gli ha causato qualche problema: il primo a rispondere a questa accusa, mossa da Grillo sul suo celebre blog, è stato il direttore del tg La7, Enrico Mentana, il quale ha chiesto a Grillo di “trovarsi un avvocato”, perché quando si accusa una persona che fornisce un servizio pubblico come l’informazione, di determinante importanza in un paese libero, bisogna averne le prove. L’ex comico non ha atteso a rispondere ed il giorno dopo ha subito riparato chiedendo scusa e giustificando l’inserimento del tg di Mentana tra gli accusati per una questione di par condicio. Beppe Grillo ha poi annunciato di voler istituire una “giuria del popolo” per controllare la verità delle notizie. Secondo quanto scritto sul suo blog (http://www.ilblogdellestelle.it/una_giuria_popolare_per_le_balle_dei_media.html) l’intenzione sarebbe quella di scegliere a sorte dei cittadini per svolgere questo compito e, nel caso di mancata correttezza nella notizia, richiedere le pubbliche scuse del capo della testata. Solo ad immaginarsi questa “giuria popolare” sorgono vari dubbi: criteri in base ai quali scegliere i “cittadini controllori”, criteri in base ai quali controllare la veridicità delle notizie, ecc. Ciò che manca, in questa piccola discussione, è il dialogo, il confronto, o meglio, la volontà di far luce in modo imparziale su ciò che accade. Secondo la giustizia un individuo è innocente fino a prova contraria, eppure qui di prove non se ne vedono, solo accuse urlate contro tutto e tutti, senza mai, però, una minima presenza di autocritica, tanto che nel momento in cui Grillo è stato minacciato di finire contro un giudice ha subito ritirato ciò che ha detto nei confronti del direttore Mentana. Quello che meglio emerge da questa vicenda, per ciò che riguarda il Movimento, è una situazione evidentemente caotica, dove risulta assente una linea organizzativa, una chiara presa di posizione che rimanga tale senza dover subito fare dei passi indietro, figuriamoci per cui una “giuria popolare” per controllare le notizie. A maggior ragione la fiducia in questo speciale tribunale del popolo viene meno se ad annunciarla è quello stesso movimento che, secondo quanto riportato da un’inchiesta di BuzzFeed News realizzata da Alberto Nardelli e Craig Silverman, è il primo in Italia per disinformazione attuata mediante il blog di Grillo e i siti ad esso ed al movimento collegati.

Questo atteggiamento comunque non è nuovo: soli due anni fa, nel 2014, numerosi attivisti del Movimento 5 stelle vollero presentarsi in televisione per dare maggior risalto al loro operato, ma subito arrivò Grillo che affermò di non presentarsi in tv, in quanto “no, non è un posto libero”. Eppure, come possiamo vedere, anche in questo caso c’è stato un radicale cambio di idee.

Porsi come lontani da tutto e tutti, lontani da ciò che più si vuole ostacolare e combattere, ossia la vecchia (in realtà ancora attuale) classe politica e farlo ostentando di non doversi servire dei soliti mezzi di comunicazione, ha giovato al Movimento, ma continuare ad elevarsi da soli sopra a chiunque, in particolar modo se fatto attraverso questo tipo di violenza verbale urlata senza distinzione verso ogni cosa che non rientra sotto il proprio simbolo, secondo il più semplice dei ragionamenti “o sei con noi, o sei contro di noi”, solitamente abbandonato nei primi anni di infanzia, non potrà che nuocere ai pentastellati, oscurando ciò su cui invece andrebbe veramente posta l’attenzione ed il giudizio: l’attività politica.

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