Mattarella: «Combattere disoccupazione e povertà è un obiettivo da perseguire con decisione»

Mattarella: «Combattere disoccupazione e povertà è un obiettivo da perseguire con decisione»
Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella

Un discorso breve ma denso di significati quello pronunciato a reti unificate dal Capo dello Stato. Dopo l’apertura, con l’augurio di un buon 2017 agli italiani e alle italiane, Sergio Mattarella ha ricordato gli eventi che più hanno caratterizzato in negativo l’anno appena trascorso; dalla morte delle studentesse in Spagna, alla scomparsa di Valeria Solesin, dai marò a Giulio Regeni, alle vittime del sisma in centro Italia.

Mattarella ha posto l’accento sulla questione occupazionale, ricordando che «nonostante l’aumento degli occupati, sono ancora troppe le persone a cui il lavoro manca da tempo, o non è sufficiente per assicurare una vita dignitosa. Non potremo sentirci appagati finché il lavoro, con la sua giusta retribuzione, non consentirà a tutti di sentirsi pienamente cittadini. Combattere la disoccupazione e, con essa, la povertà di tante famiglie è un obiettivo da perseguire con decisione. Questo è il primo orizzonte del bene comune». Tra le righe s’intuisce la volontà d’indirizzo nei confronti dell’esecutivo Gentiloni, chiamato quantomeno ad arginare la disoccupazione e l’esodo tanto impietoso quanto avvilente della linfa vitale del Paese verso altre nazioni. Mattarella ha riconosciuto l’esistenza di una patologia che affligge l’Italia e rivolgendosi direttamente ai giovani – e ancora una volta, indirettamente verso l’esecutivo – ha precisato: «so bene che oggi, nel nostro Paese, se per gli adulti il lavoro è insufficiente, sovente precario, talvolta sottopagato, lo è ancor più per voi. La vostra è la generazione più istruita rispetto a quelle che vi hanno preceduto. Avete conoscenze e potenzialità molto grandi. Deve esservi assicurata la possibilità di essere protagonisti della vita sociale. Molti di voi studiano o lavorano in altri Paesi d’Europa. Questa, spesso, è una grande opportunità. Ma deve essere una scelta libera. Se si è costretti a lasciare l’Italia per mancanza di occasioni, si è di fronte a una patologia, cui bisogna porre rimedio».

«La crescita – ha osservato Mattarella – è in ripresa, ma è debole. Il suo impatto sulla vita di molte persone stenta a essere percepito. Va ristabilito un circuito positivo di fiducia, a partire dai risparmiatori, i cui diritti sono stati tutelati con il recente decreto-legge. Le difficoltà, le sofferenze di tante persone vanno ascoltate, e condivise. Vi sono domande sociali, vecchie e nuove, decisive per la vita di tante persone. Riguardano le lunghe liste di attesa e le difficoltà di curare le malattie, anche quelle rare; l’assistenza in famiglia agli anziani non autosufficienti; il sostegno ai disabili; le carenze dei servizi pubblici di trasporto. Non ci devono essere cittadini di serie B». Crescita debole, stagnazione economica e sensazione diffusa di abbandono acuiscono inevitabilmente le divergenze fomentando l’odio e dissipando il ‘tessuto sociale’ che Mattarella, comunque, ha detto d’aver percepito durante le visite istituzionali in tutta Italia nel 2016.

Nonosante la percezione della presenza di un ‘tessuto sociale’, il Capo dello Stato non ha potuto trascurare il fatto che ci sia un «insidioso nemico della convivenza in preoccupante ascesa: quello dell’odio come strumento di lotta politica. L’odio e la violenza verbale, quando vi penetrano, si propagano nella società, intossicandola. Una società divisa, rissosa e in preda al risentimento, smarrisce il senso di comune appartenenza, distrugge i legami, minaccia la sua stessa sopravvivenza. Tutti, particolarmente chi ha più responsabilità, devono opporsi a questa deriva». Mattarella ha auspicato anche un ammorbidimento dei toni nel Web, considerato «una grande rivoluzione democratica» che tuttavia necessita di essere «preservata e difesa da chi vorrebbe trasformarla in un ring permanente, dove verità e falsificazione finiscono per confondersi».

Mattarella, sottolineando ancora una volta la scelta di ‘prudenza’ e di buon senso che lo ha portato a nominare Gentiloni dopo l’uscita di Renzi, ha specificato che «chiamare gli elettori al voto anticipato è una scelta molto seria. Occorre che vi siano regole elettorali chiare e adeguate perché gli elettori possano esprimere, con efficacia, la loro volontà e questa trovi realmente applicazione nel Parlamento che si elegge. Queste regole, oggi, non ci sono: al momento esiste, per la Camera, una legge fortemente maggioritaria e, per il Senato, una legge del tutto proporzionale. L’esigenza di approvare una nuova legislazione elettorale mi è stata, del resto, sottolineata, durante le consultazioni, da tutti i partiti e i movimenti presenti in Parlamento. Con regole contrastanti tra loro chiamare subito gli elettori al voto sarebbe stato, in realtà, poco rispettoso nei loro confronti e contrario all’interesse del Paese. Con alto rischio di ingovernabilità. Risolvere, rapidamente, la crisi di governo era, quindi, necessario sia per consentire al Parlamento di approvare nuove regole elettorali sia per governare problemi di grande importanza che l’Italia ha davanti a sé in queste settimane e in questi mesi».

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook