La Corte: “Riforma Madia parzialmente illegittima”

La Corte: “Riforma Madia parzialmente illegittima”

Stop al governo. La Corte costituzionale si è espressa: le direttive unitarie della riforma Madia ledono l’autonomia delle Regioni. In particolare, la parte della legge che “prevede che i decreti legislativi attuativi siano adottati previa acquisizione del parere reso in sede di Conferenza unificata, anziché previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni”, non va d’accordo con la nostra Costituzione. Per la Consulta, “è necessario che il legislatore statale rispetti il principio di leale collaborazione e preveda adeguati strumenti di coinvolgimento delle Regioni (e degli enti locali)”. Quindi no ai dirigenti nominati dallo Stato su una rosa di nomi proposti dalla Regione, né sono legittimi gli articoli su società partecipate, servizi pubblici locali e pubblico impiego.

Su ricorso della Regione Veneto, la Consulta ha definito la riforma Madia, che nasce per riordinare la pubblica amministrazione, troppo centralista e parzialmente illegittima, bocciandone 4 articoli. Per attuarla, infatti, non sarebbe stata più necessaria l’intesa tra Stato e Regione, ma sarebbe stata sufficiente solo l’acquisizione di un parere da parte dello Stato, che avrebbe comunque potuto agire senza tenerne conto.

Luca Zaia, governatore del Veneto, ha parlato di una “sentenza storica. Siamo stati l’unica Regione d’Italia – ha continuato – a portare avanti le nostre convinzioni. Il centralismo sanitario governativo ha ricevuto un duro colpo”.

D’altro canto, Matteo Renzi, ha detto che “la decisione della Consulta dimostra che siamo un Paese bloccato. Poi mi dicono che non devono cambiare le regole del Titolo V: siamo circondati da una burocrazia opprimente”, ha concluso il Premier. Spalleggiato subito dal comitato Basta un Sì che ha parlato di “un ennesimo blocco burocratico, che ha fatto sprecare tempo e soldi al Parlamento per le sedute necessarie ad approvare questi provvedimenti e che impedisce ai cittadini di ricevere i benefici in essi contenuti. Uno stop che la riforma costituzionale permetterebbe di superare, riportando la gestione della pubblica amministrazione, com’è giusto che sia, alla competenza dello Stato”.

La Madia, invece, si è limitata a dire che le sentenze si rispettano e, dato che siamo in campagna referendaria, ha aggiunto: “Se votiamo sì non ci sarà più la possibilità che una Regione blocchi l’innovazione di tutto il Paese”.

Una pioggia di attacchi è arrivata dal Parlamento. Il M5S: “Il governo non sa scrivere le leggi e vuole cambiare la Costituzione”. Maurizio Gasparri invece: “Dopo quella del Veneto ci sarà una pioggia di impugnazioni per fermare giustamente i deliri di onnipotenza di questo governo, e il caos sarà totale”. E’ stata critica sulla sentenza anche Linda Lanzillotta, militante PD ed ex ministro per gli affari regionali: “Impone l’intesa con le Regioni sulla riduzione delle società per azioni e la dirigenza: così il cambiamento non si farà mai.” Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, invece si è chiesto come si comporterà Sergio Mattarella davanti ad una tale evidenza: “Che fa ora il Presidente della Repubblica? Firma un decreto legislativo con una legge delega dichiarata incostituzionale?”

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