Marino assolto, schiaffo morale al Pd

Marino assolto, schiaffo morale al Pd

Ignazio Marino è stato assolto, il verdetto dei giudici parla chiaro; nessuna cena addebitata all’amministrazione e nessuna truffa ai danni dell’Inps nella gestione della Onlus Imagine, fondata nel 2005, per portare aiuti sanitari in Honduras e in Congo. Insomma, tutte le accuse mosse a suo tempo contro l’ex primo cittadino della Capitale sono cadute nel nulla. La conferenza stampa tenuta da Marino a valle della sentenza, ha definitivamente messo la parola fine alla querelle giudiziaria; come ormai è noto a tutti, all’ex sindaco è tornato il sorriso e durante l’incontro con i giornalisti non ha risparmiato qualche bel siluro nei confronti del Pd e dei suoi rappresentanti (nello specifico Renzi e Orfini).

Accuse in fumo, Marino scomodo?

Il rigenerato Marino, prima isolato, poi costretto a lasciare l’incarico (con tanto di lettere minatorie), ha spiegato di fronte ai microfoni che tutta la vicenda in cui è stato protagonista, lo ha «aiutato a riflettere, a capire i propri limiti e a guardare avanti con maggiore forza». Bene. Ma cosa resta (o dovrebbe restare) agli italiani di tutta questa vicenda? Il punto, infatti, non è la mera assoluzione di Marino da accuse per le quali il pm aveva chiesto oltre 3 anni di reclusione; c’è un grosso interrogativo del quale, verosimilmente, non si verrà mai a capo. Se le accuse si sono rivelate infondate, a cosa è servito allora lo zelo con cui Renzi e Orfini hanno messo all’angolo l’ex sindaco di Roma? Sebbene lo stesso Marino abbia dato più volte la sensazione di non avere in pugno le redini dell’amministrazione capitolina, è bene ricordare – come lui stesso ha fatto in conferenza – che durante il suo esecutivo, il debito della capitale è sceso di quasi 13mila euro al giorno, come riportato in questo articolo del Sole24ore. Conti alla mano, è d’obbligo chiedersi se ci siano o meno altre motivazioni – oltre a quelle cadute con la sentenza – che abbiano spinto presidente del Consiglio e Matteo Orfini a spingere Marino verso il baratro (anche e purtroppo mediatico). E’ quantomeno paradossale infatti che un Partito abbandoni a sé stesso colui che ha contribuito in prima persona alla sua fondazione e che, al netto dei gravi problemi di Roma, abbia comunque dimostrato impegno nel voler risollevare le sorti della città eterna nonostante ‘Mafia Capitale’ fosse al tempo a pieno regime.

Media e ‘valori-notizia’

Il secondo punto che desidero portare all’attenzione è quello riguardante la copertura mediatica; non voglio impartire lezioni a nessuno, ma personalmente ritengo curiosa la scelta del TG1 di non presenziare alla conferenza stampa indetta da Marino (ritengo altresì curioso come questo particolare sia sfuggito ad altre testate, che col fare del miglior stenografo hanno riportato quasi per intero tutto l’intervento). Per farla breve, l’ex sindaco ha avuto da ridire proprio su questa assenza domandando, in chiave sarcastica, «C’è il TG1? che preferiva parlare della Panda Rossa invece dei bombardamenti in Siria? ecco, oggi il dir. Mario Orfeo non c’è». Considerando il calibro dell’oratore, quella della prima rete nazionale è stata una scelta a mio vedere discutibile, che apre a numerosi e poco confortanti interrogativi.

Marino assolto dagli elettori

Nonostante l’isolamento forzoso e le successive dimissioni, Marino ha comunque ricevuto numerosi attestati di stima da parte di molti cittadini, romani e non. Dalle manifestazioni alle centinaia di messaggi via Social network, l’ex sindaco – ripeto, al netto delle sue debacles – ha saputo conquistarsi il consenso degli elettori, un consenso che, ancora oggi, a un anno di distanza dalle dimissioni, è pressoché inalterato. Non c’è certezza sul futuro di Marino, ancora non si è sbilanciato su quel che verrà, ma già sono tanti i sostenitori che auspicano un suo ritorno sulla scena politica. Questo è un segnale forte dalla base Pd, che indica uno scollamento sempre più marcato tra la classe dirigente del Partito e gli elettori, stanchi non di Marino ma di «Qualcuno che dovrebbe guardarsi allo specchio e chiedersi se ha la statura da statista».

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