Strage di Ustica, aveva ragione Cossiga: la Cassazione condanna lo Stato

Storica sentenza della Cassazione: a far precipitare il DC-9 Itavia, partito da Bologna e diretto a Palermo, e ad uccidere 81 persone (tra cui 11 bambini) fu un missile. Era il 27 giugno del 1980, quell’aereo precipitò tra le isole di Ponza e Ustica.

Da quel momento questa tragedia sarà ricordata come la strage di Ustica, da allora molte furono le congetture sul perché l’aereo fosse precipitato, nessuna versione era però mai stata ufficializzata fino ad oggi. Fra tutte quella che destò maggior scalpore fu quella rilasciata dall’allora presidente del Consiglio Francesco Cossiga che, intervistato dai giornalisti Giampiero Marrazzo e Gianluca Cerasola (nel documentario Sopra e Sotto il tavolo), affermò quanto segue: «c’era un aereo francese che si mise sotto il Dc-9 Itavia e lanciò un missile per sbaglio». Destinatario del missile era un aereo libico che aveva a bordo Gheddafi, l’ex presidente della Libia, che prima della sua morte non si era mai espresso sulla questione. Cossiga inoltre aggiunse: «i francesi non lo diranno mai. E se qualche giornalista insiste, chissà che non abbia un incidente d’auto».

Anche l’allora ministro dell’Interno Giuliano Amato confermò questa versione, frutto del lavoro dei servizi segreti italiani, dichiarando che l’aereo era decollato dalla portaerei Clemenceau.

La corte di Cassazione quest’oggi non ha accolto pienamente questa versione, ma quasi. Con la sentenza 1871, depositata oggi dalla Terza sezione civile della Suprema Corte, ha difatti respinto i ricorsi con i quali il Ministero della Difesa e quello dei Trasporti volevano mettere in discussione il diritto al risarcimento dei familiari delle vittime della strage e condannato lo Stato a risarcire i familiari delle vittime per non aver garantito, con sufficienti controlli dei radar civili e militari, la sicurezza dei cieli.

Nella sentenza si legge inoltre che la tesi che fu un missile ad abbattere il Dc9 dell’Itavia ad Ustica «è abbondantemente e congruamente motivata». Quello che resta da capire è se la versione di Cossiga sarà confermata in toto, ovvero se quel missile fu lanciato davvero da un aereo militare francese. Ricordiamo che nel 2009 Giampiero Marrazzo aveva affermato a tal proposito: «non solo la Francia non intende rispondere, ma ha fatto sapere di essere molto seccata con il governo e con la magistratura italiana».

La Francia resta l’indiziato numero uno. È da notare però che dai documenti della Nato sul traffico aereo in quella zona al momento della tragedia emerge che vi erano oltre 15 aerei militari in volo quella notte, ad eccezione di 4 velivoli che incrociando i tracciati radar sembrano proprio essere francesi.

Ciò che più conta ora è chiarire del tutto quanto avvenne quella sera una forma di rispetto per le vittime e i loro familiari che forse conta più di ogni risarcimento pecuiario. A pensarla così anche Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione parenti delle vittime strage di Ustica, che ha dichiarato: «Non si può che essere soddisfatti per la decisione della Cassazione di confermare l’obbligo dello Stato a risarcire i parenti delle vittime di Ustica, ma adesso lo Stato deve trovare un po’ di dignità e avere il coraggio di trarre le conseguenze da tutto questo: chiedere anche ad altri Paesi, coinvolti nella strage, di dire la verità. E’ qualcosa che ci è dovuto, molto prima dei risarcimenti».

 

Enrico Ferdinandi

28 gennaio 2013

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