Raggi risponde alle accuse e pubblica l’autocertificazione

Raggi risponde alle accuse e pubblica l’autocertificazione
Virginia Raggi (Foto: Fabio Cimaglia / LaPresse)

Virginia Raggi non ci sta e rispedisce al mittente le accuse di violazione dell’articolo 14 della norma che regola gli obblighi di «pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni». Secondo quanto riportato da il Fatto Quotidiano, la Raggi avrebbe accettato incarichi professionali – retribuiti – dalla Asl di Civitavecchia mentre ricopriva la funzione di consigliere comunale, il tutto senza dichiararlo, come invece previsto dalle legge. Nello specifico si tratterebbe di 2 incarichi legali di recupero crediti (13mila euro complessivi) per i quali la Raggi avrebbe incassato finora un acconto di 1.878 euro.

Accuse dal Pd

Chiaramente la vicenda ha sollevato un vespaio e dal Pd il coro di polemiche e accuse è stato unanime. Matteo Orfini su Twitter ha commentato: «Se quello che scrive il Fatto è vero, quella della Raggi non è una dimenticanza, è un reato». Duro anche il senatore Stefano Esposito: «Virginia Raggi – sarà lo stress della campagna elettorale – soffre di continue amnesie. Oggi scopriamo, dopo che anche in TV ci ha raccontato di vivere solo dello stipendio di consigliera comunale, che nel 2014 ha ricevuto dalla Asl di un Comune amministrato dai 5 stelle un incarico per recuperare soldi da uno che oggi è morto. Consulenza da 13 mila euro che lei si è sempre dimenticata di citare».

Raggi: ecco l’autocertificazione

raggiLa candidata a sindaco di Roma, però, si difende dal «fango» e rilancia pubblicando sul proprio profilo Facebook un documento «Solo per dimostrare la pochezza di certe accuse. Ecco – scrive Raggi – l’autocertificazione del 2015, nella quale specifico di aver svolto l’incarico, come legale fiduciario, per conto della Asl di Civitavecchia, percependo un acconto di 1.878,69 euro e specificando, tra l’altro, la data di emissione della fattura, vale a dire il 2014. L’autocertificazione è del 2015 perché è nel 2015 che percepisco – come recita l’allegato – il relativo compenso. Per quanto riguarda invece l’incarico del 2012 non ero ancora consigliere e non era previsto alcun albo speciale. Con questa mia ultima delucidazione sull’ennesimo attacco montato ad arte dal Pd si chiude una delle campagne più sporche degli ultimi anni. Questi signori mai erano arrivati a tanto contro nessun candidato e in questi 4 mesi hanno avuto un solo argomento: la sottoscritta. Prendo il tutto come una medaglia al valore, sia chiaro, ma dobbiamo capire che questo è solo l’inizio. Se i romani anche domani ci daranno ragione, dal sistema proveranno in tutti i modi a fermarci, ricorrendo ad ogni mezzo (illazioni, falsità, esposti) e sarà nostro compito e dovere restare in piedi, sempre, lavorando insieme ogni giorno per la città».

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