Fannulloni, la pacchia è finita

Fannulloni, la pacchia è finita

Finalmente «è finita la pacchia» per i fannulloni e gli assenteisti del pubblico impiego; con i nuovi decreti messi a punto dal Governo, sospensione dal lavoro e licenziamento per i cosiddetti furbetti del cartellino arriveranno entro tempi che saranno certi e rapidi e interesseranno anche i dirigenti che non denunciano il dipendente assenteista. Il giro di vite, che s’inserisce nel contesto della legge 124 per la riforma della Pubblica Amministrazione, è stato definito da Renzi un «provvedimento cattivo ma giusto, una norma di buon senso». Dopo l’entrata in vigore delle nuove norme – che a breve saranno pubblicate in Gazzetta Ufficiale – per i trasgressori sarà prevista la sospensione dal lavoro entro 48 ore e il licenziamento entro 30 giorni.

Cosa prevedono le nuove norme anti fannulloni

Entrando nello specifico, assieme alla sospensione dal lavoro al dipendente assenteista potrebbe essere addebitato anche il pagamento di 6 mesi di stipendio, a testimonianza del «cambio radicale» voluto dal Governo e sollecitato più volte dal Consiglio di Stato. A partire dalla notifica di sospensione scatteranno i 30 giorni per arrivare al licenziamento tuttavia, per assicurare il diritto alla difesa, il contraddittorio andrà fissato almeno 15 giorni dopo la sospensione. In attesa del verdetto, al dipendente sospeso verrà corrisposto il solo assegno alimentare (circa la metà del salario base). L’unica eventualità in cui il limite di 30 giorni potrà essere oltrepassato riguarda il caso in cui il dipendente non sia reperibile. Per rintracciarlo sarà inviata una raccomandata ma comunque non si andrà mai oltre al sessantesimo giorno (la metà dei 120 previsti finora).

Come anticipato, le norme riguarderanno anche i dirigenti che non denunceranno i dipendenti fannulloni; come ribadito in conferenza stampa dal ministro per le Riforme Marianna Madia «per il dirigente che si gira dall’altra parte è previsto il licenziamento. Le norme devono essere necessariamente più rigide nel pubblico – rispetto al privato – per motivi etici». In sostanza, i dirigenti che per mantenere il ‘quieto vivere’ non faranno partire subito il procedimento disciplinare, saranno segnalati all’autorità giudiziaria, che dovrà valutare se ci sono gli estremi per contestare il reato di omissione d’atti d’ufficio (art. 328 del Codice Penale, per il quale è previsto il carcere da 6 mesi a 2 anni). Il dirigente che non denuncia i dipendenti assenteisti sarà sottoposto inoltre a procedimento disciplinare, che potrà – laddove si accerti l’omissione – portare al licenziamento e non più alla sospensione, come accade invece oggi. Non è tutto: il dirigente lassista rischia anche di pagare allo Stato i danni di immagine, pari ad almeno 6 mesi di stipendio.

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