Ballottaggi, storie di colpi di scena che hanno segnato le amministrative

Ballottaggi, storie di colpi di scena che hanno segnato le amministrative

Colpi di scena e rimonte imprevedibili. La sfida al ballottaggio dei candidati che in questi giorni si contendono Roma,  Milano e Torino non ha esiti scontati e la storia delle elezioni amministrative ci insegna che anche dove la vittoria sembra statisticamente scontata, l’imprevedibilità dell’elettore può portare a risultati inattesi.

Affluenza, tradimenti, “sindrome del pescecane” o “sgambetto della zia” rappresentano le variabili che determinano le sorprese nei ballottaggi. E ripercorrendo la storia degli esiti imprevedibili, troviamo al primo posto la vicenda di Valentino Castellani che nel 1993 diventò sindaco di Torino raddoppiando i voti al secondo turno e rimontando sull’ex primo cittadino Diego Novelli, 280 mila voti vs 208 mila.

Nel 1999 un altro colpo di scena con il candidato Guazzaloca che conquistò Bologna la rossa e diventò sindaco nel 1999 vincendo al ballottaggio con una differenza di 3mila voti e sconfiggendo la candidata dei Ds, Bartolini. E  a Roma, dove oggi Giachetti e Raggi si stanno contendendo il Campidoglio , nel 2008 Alemanno vinse il ballottaggio contro l’ex sindaco Francesco Rutelli, il quale lo superò nel  primo turno con il 45,8% contro il 40,7%.

A Napoli si ripete la sfida  tra De Magistris e Lettieri, che già nel 2011 si scontrarono: De Magistris riuscì a rimontare, ottenendo più del doppio dei voti del primo turno (783.725) e diventò sindaco con il 65,3% dei consensi umiliando Lettieri, sceso al 34,7%.

 L’effetto dello “sgambetto della zia”, (cioè contare dell’appoggio di parenti e amici per più liste nel primo turno e perderlo nel secondo), oppure la “sindrome del pescecane” (spostarsi sul candidato che inizialmente sembrava fuori gioco e che ora sembra avere buone chances di successo), si ripresentano spesso durante i ballottaggi, impedendo ai candidati vittoriosi al primo turno di dormire sonni tranquilli. L’ultimo caso recente di sfida imprevedibile è quello di Felice Casson, l’ex magistrato del Pd che nel 2015 vinse con quasi 10 percentuali il primo turno ma fu sconfitto successivamente da Brugnaro di Forza Italia, il quale diventò con 20 mila nuovi voti il sindaco di Venezia.

Adesso, non ci resta che aspettare il 19 giugno per capire se a questo elenco dovremo aggiungere altri espedienti.

 

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