Jobs Act, Renzi esulta: «creati 400 mila posti». Ma cos’è cambiato con la riforma?

Jobs Act, Renzi esulta: «creati 400 mila posti». Ma cos’è cambiato con la riforma?

«398mila persone in più hanno potuto festeggiare il Primo maggio da occupati». Lo ha affermato il Premier Matteo Renzi che, all’indomani della festa dei lavoratori, ha voluto sottolineare il contributo del suo governo alla riduzione del numero di disoccupati.

«Grazie al Jobs Act ci sono quasi 400 mila posti in più rispetto a quando sono entrato a Palazzo Chigi. E’ una cosa straordinaria, ci dicevano sarebbe saltato il sistema delle protezioni» ha continuato il premier a Firenze nel corso di una convention.

Ma com’è cambiato il mercato del lavoro grazie al Governo Renzi?

In primo luogo la riforma prevede una nuova forma contrattuale, il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che garantisce al datore di lavoro  sgravi contributivi per i primi anni  lavorativi dei neoassunti. Anche se il reintegro nel posto di lavoro viene escluso nei casi di licenziamenti economici, prevedendo un indennizzo economico «certo e crescente» con l’anzianità di servizio, rimane il diritto al reintegro nei casi di licenziamenti nulli e discriminatori.

In secondo luogo, si è cercato di intaccare la precarietà attraverso l’eliminazione dei co.co.pro, i contratti di collaborazione e progetto che da quest’anno non potranno essere più attivati, mentre quelli già esistenti proseguiranno fino alla scadenza. Inoltre l’occupazione è stata favorita grazie alla  Rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro, coordinata dalla nuova Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (Anpal), attiva da inizio 2016, che fornisce assistenza personalizzata, definendo sia lo stato di lavoratore disoccupato sia quello di lavoratore a rischio disoccupazione.

Infine, il Jobs Act prevede dei meccanismi di tutela a favore dei disoccupati, a partire dalla nuova indennità per la disoccupazione  la Naspi (Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego), prorogabile fino a 24 mesi: chi perde il lavoro e ha almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi quattro anni ha diritto al sussidio.

I successi del Jobs acts sono stati sottolineati da Renzi la settimana scorsa a Pisa, dove il premier ha rivendicato i segnali importanti di crescita: più posti di lavoro e più lavoratori occupati a tempo indeterminato e una disoccupazione ai livelli più bassi negli ultimi 4 anni.

Ma le manifestazioni di protesta dei sindacati di ieri hanno conferito un retrogusto amaro al discorso trionfale del premier sull’occupazione, dimostrando che la strada delle riforme è ancora lunga.

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