Berlusconi, ovvero: “E qui comando io. E questa è casa mia”. Ma anche no.

Berlusconi, ovvero: “E qui comando io. E questa è casa mia”. Ma anche no.
Marchini e Berlusconi

Che c’entra Berlusconi con la Cinquetti? Più o meno quello che c’entra Renzi con i  ‘cinguettii’ sui social: tutto. “Però”, direte, “a chi Twitter (Renzi) ed a chi la Gigliola Nazionale (Berlusconi)”. Lo so, ma questo non è un Paese per vecchi. Anzi, #noneunpaesepervecchi.

Perché citare una canzone di Gigliola Cinquetti del 1971 nel titolo di un articolo che parla di attualità e politica? Perché la Cinquetti è la stessa di ‘Non ho l’età’, of course! “Non ho l’età”; o, almeno, non più. È quello che sembra aver confessato l’inossidabile Berlusconi in questa settimana nella quale, almeno su due fronti,  appare evidente, mesta e significativa la sua ‘resa incondizionata’. Ma poi, a guardare bene, non è proprio così. E vi dico perchè.

C’è una frase che molti hanno ripetuto, negli ultimi vent’anni, nei salotti confidenziali dell’italico infotainment. “Berlusconi ascolta tutti, ma alla fine decide sempre lui”. Personalmente, ricordo di averla sentita da: Alfano, Brunetta, Confalonieri, De Girolamo, Emiliofede (scritto e detto proprio così), Fini, Giovanardi e via così per tutto l’alfabeto fino alla pasionaria europarlamentare Zanicchi. È una frase che ormai è entrata nell’uso quotidiano, come il “non ci sono più le mezze stagioni” ed il più recente “No Maria, io esco”.

Il Cavaliere infatti è sempre stato descritto, dai suoi fedelissimi, come un leader decisionista, coraggioso e testardo. “L’uomo solo al comando”, che piace tanto agli Italiani. Ed infatti gli va dato atto di aver sempre rivendicato e difeso le proprie scelte; scelte importanti, che spesso e volentieri hanno scritto pagine significative della Storia d’Italia, dall’avvento della Seconda Repubblica a oggi.

Non bastarono i ‘niet’ dei massimi dirigenti Mediaset e dei fedelissimi Confalonieri e Letta di fronte alla ‘scesa in campo’  del Cavaliere, con la sua creatura ‘Forza Italia’, nel gennaio del 1994 (fosse esistita già la versione crozziana del suo fedelissimo Razzi gli avrebbe detto un nazional-popolare “te lo dico da amico, fatti li cazzi tua.”). Fu così in molte altre occasioni successive, quali la Bicamerale dalemiana, la ‘confluenza’ di Forza Italia nel Popolo della Libertà, la scelta del ‘delfino’ Alfano, la partecipazione ai governi Monti e Letta. Tutte scelte fortemente e ostinatamente pensate, volute, implementate da Berlusconi e poi, il più delle volte, mestamente ‘ritrattate’.

D’altra parte, le retromarce del Cavaliere sono come quelle delle arzille nonnine al volante che incontriamo nei parcheggi dei centri commerciali: arrivano quando meno te l’aspetti, comunque in ritardo, vanno spesso nella direzione sbagliata ed il più delle volte fanno danni.

Ed infatti il danno sul dietrofront circa la candidatura di Bertolaso è stato la miriade di ‘qui prodest’ che ha alimentato questa scelta. Il Cavaliere che rimette il suo ‘cavallo di razza’ ex capo della Protezione Civile in stalla e punta tutto sul ‘puledro’ Marchini, ha suscitato le ire soprattutto degli (ex) alleati. Che lo accusano di fare il Gioco di Renzi, di non voler vincere a Roma, di aver trattato sottobanco la resa al Campidoglio in cambio di un approccio filo-berlusconiano all’ennesima riforma del sistema radiotelevisivo che potrebbe arrivare dal governo.

Nulla di più sbagliato. Sic stantibus rebus, con Storace, Meloni, Bertolaso e Marchini in corsa per la poltrona di Primo Cittadino, la strada verso il ballottaggio sarebbe stata spianata per la ‘grillina’ Raggi e per il democratico Giachetti. Se Berlusconi avesse voluto favorire Renzi ( ed il suo candidato romano), avrebbe insistito su Bertolaso, mantenendo la frammentazione del centro/centrodestra. Invece la virata sul ‘profilo pulito’ Marchini (il cui nome era venuto fuori anche dalle ‘Gazebarie’ delle settimane precedenti), volto civico estraneo agli scandali di Mafia Capitale, è una sapiente operazione matematica, che somma quanto resta di Forza Italia nella Capitale, le preferenze personali dell’ingegnere romano ed i voti che presumibilmente porterà l’altro ‘candidato in ritirata’ Storace, che, in diretta a ‘Bersaglio Mobile’, venerdì, ha lasciato intendere che l’appoggio a Marchini adesso è possibile (‘dovrò sentire chi ha accettato di candidarsi nella mia lista” ha premesso), mentre alla Meloni no.

Con questa mossa berlusconiana, probabilmente il ballottaggio resta ugualmente una chimera, ma la possibilità di ‘mischiare’ i voti di Forza Italia a quelli ‘civici’ senza dover fare la conta di quello che resta del partito tricolore e l’occasione di arrivare davanti all’accoppiata Meloni-Salvini sono due colpi troppo ghiotti che Berlusconi non vuole farsi scappare. Quindi, più che canto del cigno, ruggito del leone del magnate di Arcore. Ruggito che però, in questo caso, non è tutto ‘silviopoietico’. Infatti, finalmente, contrariamente a  quanto detto in precedenza, Silvio, in questa occasione, si è lasciato consigliare e convincere sull’inadeguatezza e impopolarità del candidato Bertolaso. Lo ha lasciato intendere, tra gli altri, anche Nunzia De Girolamo, sempre nel programma di Enrico Mentana. Il Berlusconi che si accinge a compiere ottant’anni sembra, paradossalmente, più lucido e ‘mentalmente aperto’ di prima: sarà l’età, l’esperienza, le delusioni, o forse la volontà, nel caso specifico, di non farsi soggiogare dalla giovane accoppiata Salvini- Meloni. Né a Roma, né in ottica Politiche 2018. Perchè il centrodestra “è casa mia, e qui comando io”.

Ma le Comunali a Roma non sono l’unica preoccupazione che turba(va) i sogni dell’ex Premier in settimana; Berlusconi ha a cuore i suoi ‘giocattoli’, uno dei quali, da qualche anno, rende amari i suoi week-end;  quel ‘pezzo di cuore’ si chiama Milan. Il Corriere della Sera stamani riprende alcune confidenze fatte da Berlusconi ad alcuni strettissimi collaboratori nella giornata di ieri; la famiglia di Arcore è pronta a cedere il sodalizio meneghino alla cordata cinese Evergrande Group che, salvo improvvisi dietrofront del Cavaliere (ma va!), dovrebbe concludere l’operazione, o almeno strappare un’opzione esclusiva d’acquisto, entro il 30 maggio. Decisive sono state in settimana le pressioni dei figli, a margine della presentazione dei risultati finanziari di Mediaset, locomotiva di quella Fininvest della quale il Milan in crisi di risultati e di fatturato degli ultimi anni è sempre più ‘palla al piede’; e sempre in settimana, l’assemblea dei soci del club ha visto Berlusconi e Galliani in preda alle ‘ire’ ed al fuoco incrociato dei piccoli azionisti. Sul capitolo Milan, quindi, Silvio si è fatto consigliare per la seconda volta in pochi giorni, e per la seconda volta si è sorprendentemente  lasciato convincere: se su Roma era stato il suo ‘cerchio magico’ a dissuaderlo, nell’occorrenza i ‘miti consigli’ sono arrivati dalla famiglia.  E se pensate che il disimpegno dal calcio sia un segnale di resa, è bene ricordare che a questa ritirata corrisponderà, in orbita Mediaset, iniezione di capitale fresco nel media-group di famiglia, che dopo l’accordo con la francese Vivendi punta seriamente a diventare uno dei maggiori broadcaster a livello mondiale.

Berlusconi, insomma, con le sue improvvise accelerazioni ed i suoi colpi di coda, continua ad essere croce e delizia, rispettivamente per detrattori e ‘berluscones’.

A proposito della Cinquetti: ve la ricordate quella che fa “Ma chi l’avrà inventato quest’uomo?”.

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