Referendum trivelle, vince l’astensione

Referendum trivelle, vince l’astensione

Referendum trivelle, niente «mare di sì»; solo un grande lago

Il «mare di sì» che le regioni promotrici e le associazioni ambientaliste hanno a lungo invocato per il referendum sulle trivelle ha raggiunto a stento le dimensioni di un grande lago, un 32% – insufficiente per il quorum – che invalida la consultazione, sancendo di fatto la possibilità di proseguire le trivellazioni oltre il limite temporale attualmente in essere. Matteo Renzi, intervenuto da Palazzo Chigi, ha parlato di vittoria per «chi lavora sulle piattaforme» e una sconfitta per «quei consiglieri regionali e alcuni presidenti di regione che hanno voluto cavalcare questo referendum per esigenze personali. Per esigenze di conta interna da parte di qualcuno. È la dimostrazione che la demogogia non paga».

Renzi polemizza, Mentana risponde

Renzi ha proseguito sostenendo che «il dibattito sull’ambiente non può essere lasciato a chi va nei talk show e poi non combatte per la raccolta differenziata» o a quelli «che passano la vita su Twitter e su Facebook dimenticando che l’Italia è più grande di Twitter o Facebook», lanciando in questo modo un attacco agli organi d’informazione. La mossa non è piaciuta a Enrico Mentana, che durante la diretta serale di La7 ha tenuto a precisare il prezioso ruolo svolto negli anni dalla stampa e dai media; organi che – nel bene o nel male – hanno comunque contribuito al risultato del referendum: «Il presidente Renzi deve smetterla di dare la colpa alla televisione e ai talk show. Se non ci fosse la televisione a spiegare le ragioni dell’uno, le ragioni dell’altro e anche le sue ragioni noi non sapremmo e non potremmo, come cittadini, decidere cosa fare. Siccome la gran parte degli italiani, a quanto pare, ha deciso di non andare a votare, lo avrà fatto anche vedendo la televisione e i talk show, non ‘nonostante’ la tv. Con tutto il rispetto per il Presidente del Consiglio che prima o poi queste cose se le deve mettere in testa. Ha venti anni meno di chi vi parla, quindi ha tutto il tempo per farlo».

L’astensione, anche se legittima, è una sconfitta

Polemica di Mentana a parte – tra l’altro perfettamente condivisibile – il primo ministro Renzi ha salutato il risultato delle urne come una grande vittoria ma, a ben vedere, il mancato raggiungimento del quorum non rappresenta il prevalere ‘sul campo’ di una data parte politica sull’altra, bensì una sostanziale perdita dell’interesse del cittadino verso questioni per le quali avverte come ininfluente il proprio voto (sia che propenda per il ‘sì’ che per il ‘no’) anche sulla scorta dei referendum precedenti (su tutti quello sul finanziamento pubblico ai partiti). Ovviamente tra i tanti astenuti ci sarà anche chi non ha partecipato perché fedele alle ‘indicazioni’ di Renzi (in fondo votare è un dovere civico e la non partecipazione – che è e resta legittima – non comporta alcuna sanzione) o chi, semplicemente, non era interessato direttamente alla questione (vedi la scarsa affluenza in regioni come Trentino – Alto Adige e Umbria), tuttavia dal risultato complessivo emerge un distaccamento tra cittadini e politica che pare destinato a incrementare pericolosamente invece di ridursi; un divario che ritroviamo con inquietante regolarità durante le elezioni politiche, in cui a dominare è proprio il cosiddetto ‘partito dell’astensione’, composto in maggioranza – non a caso – da chi non si sente più rappresentato e/o vede la politica come un’entità a sé stante sita su Betelgeuse.

12 milioni di ‘sì’ per un necessario cambio di rotta

C’è un altro dato, infine, che emerge dalla consultazione e merita di essere citato; il riparto percentuale dei ‘sì’ e dei ‘no’: i primi sono stati più di 12 milioni, i secondi poco sotto i 2. Un risultato che non fa contenti i promotori del ‘sì’ ma che è segno tangibile della presenza sul territorio di persone che chiedono un cambio di rotta per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico; del resto anche su Betelgeuse il ‘carburante’ è quasi terminato e prima o poi saremo tutti quanti chiamati a rivedere radicalmente le politiche energetiche, smettendola di piantar pali nel terreno sperando che fuoriesca la melma.

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