Ad Asti il primo “albergo etico” gestito da personale con sindrome di down

Ad Asti il primo “albergo etico” gestito da personale con sindrome di down

Albergo Etico è una progetto di successo, che punta all’indipendenza e all’autonomia delle persone con deficit sensoriali, fisici e intellettivi, dando loro la possibilità di entrare nel mondo del lavoro per acquisire una maggiore consapevolezza del sé e valorizzare le proprie potenzialità.

Situato ad Asti, Albergo Etico, www.albergoetico.it, è il primo esempio di struttura turistico-ricettiva realizzata in Italia dove il personale è composto da professionisti della ristorazione e del turismo e da ragazzi con sindrome di Down.

Abbiamo chiesto ad Alex Toselli, Presidente Cooperativa Sociale Download “Albergo Etico”, di raccontarci come nasce questa storia vincente.

Il progetto nasce dal fortunato incontro, avvenuto qualche anno fa tra lo chef Antonio De Benedetto e Niccolò un ragazzo con sindrome di Down che, per completare il proprio percorso formativo presso il centro di formazione alberghiero Colline Astigiane, ha frequentato uno stage presso il ristorante di Antonio, Tacabanda. Quella che doveva essere un’esperienza breve è diventata per Niccolò una opportunità di lavoro: il ragazzo, dapprima timido e insicuro, ha mostrato una passione per la cucina, difficile da riscontrare in ragazzi normodotati della stessa età, e tale da convincere Antonio a fargli un regolare contratto a tempo indeterminato. Oggi Niccolò è anche tutor di altri ragazzi. Il progetto partito con il Ristorante si è poi esteso negli anni; lo scorso 18 giugno è stato inaugurato l’Albergo, che, con le sue 21 stanze, riceve clienti non solo da ogni parte d’Italia, ma anche dall’estero.

Alex, il progetto ha ricevuto premi e riconoscimenti, quali sono i prossimi obiettivi?

Stiamo definendo protocolli di intesa con le regioni Lombardia, Piemonte e Liguria, per favorire la replicabilità del progetto “Albergo etico”, di cui non siamo “gelosi” (dice sorridendo) e nello specifico individuare aree di interesse dove realizzare nuove strutture ricettive e favorire la creazione di una rete tra associazioni, enti pubblici e investitori; sarebbe auspicabile che gli enti pubblici destinassero al progetto parte delle risorse che hanno già stanziato per attività di formazione, per la residenzialità autonoma e per l’inclusione sociale. Occorre trovare un punto di incontro tra profit e non profit, far capire come una spesa da parte di un privato o di un ente pubblico abbia poi un ritorno. Per esempio i ragazzi al termine degli stage e del percorso intrapreso, acquistano un’autonomia nei consumi tale da generare nuova economia.

Ci spieghi meglio in cosa consiste il percorso di accompagnamento all’autonomia, da voi definito “Accademia dell’indipendenza”?

Ai ragazzi con sindrome di Down viene offerta l’opportunità di maturare un’esperienza di tipo lavorativo e al contempo di vivere in maniera autonoma in uno spazio dove possono gestirsi da soli, confrontandosi con i propri colleghi. Abbiamo la fortuna di ospitare ragazzi che vengono da ogni parte d’Italia, hanno un’età compresa tra i 20 ed i 35 anni, ed è bellissima la relazione che si instaura tra loro. La forza sta nell’appartenenza ad un gruppo dove i più esperti aiutano gli altri, ma tutti si riconoscono come parte di una squadra. Da qui la scelta di adottare una divisa arancione per rafforzare il senso di condivisione. I ragazzi imparano a dormire nelle stanze del personale, provando a tagliare “il cordone ombelicale con la famiglia”. Proprio i genitori sono le persone che, spesso con maggiore difficoltà, accettano che il proprio figlio lasci la propria casa per un periodo per frequentare l’Albergo etico; si tratta di un atteggiamento protettivo assolutamente comprensibile, che a poco a poco viene superato.

Cosa rende veramente attrattivo “Albergo etico” per i clienti?

La forza del nostro progetto non sta soltanto nella location (la struttura è collocata in una zona turisticamente attrattiva, ricca di storia e cultura) ma sta soprattutto nell’accoglienza, nel sorriso dei ragazzi speciali, un sorriso naturale che piace ai clienti e che non vuole attirare né pietà né compassione.

Cosa ti ha insegnato personalmente questa esperienza?

Partendo dal presupposto che “disabili si può diventare”, è dovere della società aiutare le persone più fragili ad integrarsi, offrire loro gli strumenti per vivere dignitosamente. Purtroppo si investe ancora poco per il welfare nel nostro Paese, ma uno Stato può considerarsi veramente civile quando si prende cura dei propri figli, soprattutto se più deboli.

Presto Albergo Etico compirà un anno, vuoi anticipare al nostro giornale come festeggerete questa ricorrenza?

Il 18 giugno 2016 si festeggerà il primo anniversario della nascita del progetto. L’idea è quella di organizzare 3 giorni di festeggiamenti nel triangolo nord-ovest, Milano -Torino – Genova di cui Asti è il centro. Abbiamo in programma un grande evento culturale, che ci auguriamo invogli altre realtà ad imitarci.

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