M5S, gli esclusi dalle primarie per Roma: ‘Assemblea totalitaria’

M5S, gli esclusi dalle primarie per Roma: ‘Assemblea totalitaria’

“Il MoVimento 5 Stelle è una libera associazione di cittadini. Non è un partito politico nè si intende che lo diventi in futuro. Non ideologie di sinistra o di destra, ma idee. Vuole realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità dei cittadini il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi”. Questo è quanto si legge sul portale del M5S, accanto ai punti del proprio regolamento.

Scambio di opinioni, confronto democratico e il ruolo di governo riconosciuto alla totalità dei cittadini, bene, tutto questo, osannato come la sola trasparenza all’interno della politica italiana, sembra oggi essere messa in discussione.

Ma come se non bastasse, oggi è messo in discussione il M5S, insieme al suo stesso regolamento additato come “illegale”.

Tutto questo sembra essere quasi paradossale visti gli sforzi e i tentativi dei grillini in favore della trasparenza (ritenuta un dovere nei confronti dei cittadini e assolutamente mancante nei partiti italiani), eppure, sta accadendo, anzi, è stata presentata una denuncia al Tribunale di Roma.

I firmatari della denuncia al M5S e al suo regolamento, sono Paolo Palleschi, Antonio Caracciolo e Roberto Motta, tre esclusi/espulsi dalle primarie di Roma, primarie di cui la vincitrice ufficiale è Virginia Raggi, già in campo con interviste e dichiarazioni per le prossime elezioni.

I tre ricorrenti invece, che hanno denunciato il MoVimento, chiedono di essere reinseriti e di poter partecipare alle primarie per la città di Roma; in questa contestazione, i tre esclusi non criticano i requisiti (a quanto pare non rispettati), ma le regole interne che muovono e danno forma al M5S.

Il cuore pulsante del MoVimento, costituito dal presidente dell’assemblea Beppe Grillo e dal segretario Gianroberto Casaleggio, stando alle dichiarazioni dei tre che hanno presentato la denuncia, non lascerebbe alcun margine di democrazia all’interno dell’assemblea anzi, essi la definiscono “totalitaria”.

Pura parvenza insomma quella trasparenza decantata dai grillini, poiché sarebbero solamente le due figure sopracitate ad esprimersi e a decidere in merito alle questioni.

Arrivano in merito le prime dichiarazioni come quelle dell’ex deputato del M5S Massimo Artini, espulso dal Movimento: “Nei 5stelle non c’è niente di trasparente. E’ un bene che ci sia chi finalmente chiede a un giudice se una forza politica può essere gestita così”.

A quanto pare quindi, dalle motivazioni che vengono date dai “ribelli” grillini, vanno messe in discussione le fondamenta stesse del MoVimento, va contestato il regolamento che fu varato nel 2014, anche in maniera piuttosto affrettata e va considerato nullo perché pare essere privo di una deliberazione da parte di una assemblea, anzi si dice di esso “imposto da soggetti carenti di qualsiasi effettiva autorità”.

Proprio per la gravità delle accuse che oggi mettono in discussione la natura stessa di questo MoVimento, mosse dai tre esclusi alle primarie e da altri ex 5stelle che ora si aggiungono a questi, sarebbe interessante ascoltare le risposte di coloro che vengono “citati in giudizio”, Grillo in primis.

Intanto sull’ “illegalità” o meno delle regole sulle quali poggia il M5S, dovrà esprimersi il Tribunale e questo dovrà accadere anche in tempi piuttosto brevi, visto che i tre esclusi alle comunarie via web ne chiedono il reinserimento per poter così partecipare, possibilmente alle elezioni.

Per la prima volta i giudici, se decideranno di entrare nel merito del regolamento “incriminato” potranno smentire definitivamente oppure confermare quelle numerose accuse che da anni vengono rivolte al M5S.

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