Verdini condannato a due anni. E’ caos nel Pd

Verdini condannato a due anni. E’ caos nel Pd
Denis Verdini, leader del gruppo Ala

Il senatore Denis Verdini è stato condannato a due anni, pena sospesa, per concorso in corruzione relativamente alla vicenda degli appalti per la ristrutturazione della Scuola dei Marescialli Della Guardia di Finanza a Firenze.

“Senza mai abdicare al principio garantista che si è condannati definitivamente solo dopo l’ultimo grado di giudizio, la sentenza di oggi contro il leader di Ala Verdini dimostra, però, che in questi mesi non abbiamo strumentalmente evocato fantasmi, ma, invece, giustamente evidenziato i rischi connessi a questo asse preferenziale. Una maggiore prudenza nei rapporti politici con Verdini e il suo gruppo sarebbe stata certamente apprezzata dal nostro elettorato e dai nostri militanti” – si legge in una nota scritta dal senatore della minoranza Pd, Federico Fornaro, dopo la condanna a due anni di reclusione inflitta all’ex braccio destro di Berlusconi, poi uscito da Forza Italia e ora a sostegno del governo Renzi.

VERDINI SOTTO CINQUE PROCESSI

Ad approvare la condanna a discapito del senatore Verdini sono stati i giudici della settima sezione penale del tribunale di Roma che hanno accolto la richiesta del pm Ilaria Calò. Il leader di Ala era presente in aula al momento della sentenza. Il reato, secondo quanto spiegano i suoi avvocati, si prescriverà entro l’estate. Si tratta ‘solo’ di uno dei 5 processi che vedono imputato Verdini.

Il procedimento, in cui la posizione del senatore è stata stralciata, è quello in cui sono stati già condannati in via definitiva Angelo Balducci, ex presidente del Consiglio Superiore per i lavori pubblici, Fabio De Santis, ex provveditore delle opere pubbliche della Toscana, l’imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli e il costruttore Riccardo Fusi, titolare dell’impresa edile Baldassini Tognozzi e Pontello e amico d’infanzia dell’ex coordinatore di Forza Italia.

Il costruttore Fusi, ha detto durante la requisitoria il pm Calò, “voleva ad ogni costo aggiudicarsi l’appalto della Scuola marescialli di Firenze, con mezzi leciti o illeciti”. Per questo, secondo la Procura, chiese a Verdini di intercedere per la nomina a provveditore di De Santis, che lo avrebbe aiutato a raggiungere l’obiettivo cioè la restituzione alla sua impresa del cantiere per la costruzione della Scuola dei Marescialli. “Fusi – ha continuato il sostituto procuratore – aveva capito che a Roma esisteva un sistema corruttivo, messo in piedi da Angelo Balducci, presidente del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici, e dal suo braccio destro Fabio De Santis”.

DIFESA VERDINI

Gli avvocati difensori di Verdini, Franco Coppi e Marco Rocchi, hanno invece sostenuto in aula che “non c’è nessun elemento per sostenere che Denis Verdini fosse consapevolmente inserito in un progetto criminoso per questo deve essere assolto perché il fatto non sussiste”. Per Coppi e Rocchi “non ci sono elementi neppure per dire che Verdini fosse stato informato da Fusi del suo intento illecito”. Per i due difensori Verdini “non ha offerto alcun contributo causale alla realizzazione del presunto accordo corruttivo – hanno detto durante l’arringa – La realtà è che al di là della segnalazione del nome di Fusi al ministro Matteoli, Verdini si è assolutamente disinteressato della vicenda, limitandosi solo a comunicare a Fusi dell’avvenuta nomina”.

VERDINI, POLEMICHE A COLPI DI TWEET

Ad aprire la polemica era stato Luigi Di Maio, vicepresidente M5S della camera, con un tweet: “Verdini condannato per corruzione. Si arricchisce il curriculum di uno dei nuovi ‘padri costituenti’. Chiedere a Renzi per altre referenze”. Subito dopo era stato lo stesso Beppe Grillo a rincarare la dose, sempre su twitter. “Il Bomba, premier non eletto da nessuno, governa insieme a un pregiudicato” – ha scritto.

SALVINI: “LA POLITICA LEGATA AGLI AFFARI NON MI PIACE”

Quello di Verdini è “il modo di fare politica che meno mi piace sulla faccia della Terra. La politica legata agli affari non mi piace” – ha dichiarato Matteo Salvini evitando però di esprimersi sulla vicenda giudiziaria in sé: “Non ho letto i documenti – ha detto – e non commento quel che non conosco”. Più duro il capogruppo leghista al Senato, Centinaio che attacca: “Renzi senza vergogna: tace sulla condanna per corruzione di Verdini perché gli servono i suoi voti al Senato?”.

IL PD SI DIFENDE CON ROSATO

A seguito dell’ultima bomba esplosa nel partito di Renzi, il capogruppo alla Camera Ettore Rosato risponde così alla minoranza: “Noi non governiamo con Verdini. Poi le vicende giudiziarie sono tutt’altra cosa” dice ai giornalisti che lo interpellano in Transatlantico. E a chi paventa la possibilità di una nuova lista di ‘impresentabili’, come già fece l’Antimafia, Rosato replica: “C’è una legge da rispettare, la legge Severino, che è chiarissima: chi rientra nei parametri si può candidare e chi non lo è è fuori”. Inoltre, sottolinea ancora Rosato, “per il Pd, e Verdini non c’entra nulla, vale il codice etico del partito”.

VERDINI DIFESO DAL GRUPPO DI ALA

A difesa del loro leader i senatori di Ala (Alleanza Liberalpopolare-Autonomie). “Quella contro Verdini era una sentenza già scritta, a fronte di un impianto probatorio del tutto insussistente, come ha ben evidenziato l’avvocato Coppi. Oggi abbiamo purtroppo assistito all’ennesimo atto di una giustizia politica che non si basa sul corretto confronto in aula fra accusa e difesa, ma che sostiene tesi precostituite portate fino in fondo anche se prive di fondamento giuridico”. “La vicenda della Scuola dei Marescialli di Firenze – prosegue la nota del gruppo di Ala a Palazzo Madama – è assolutamente kafkiana perché dopo la segnalazione del nome dell’imprenditore Fusi (a cui peraltro la Cassazione aveva dato piena ragione per aver perso ingiustamente la gara d’appalto) Verdini si è completamente disinteressato di tutto. Ma l’assedio giudiziario doveva andare a segno a tutti i costi, e così si è piegata la verità processuale emersa dal dibattimento alla convenienza politica di una sentenza scandalosa, basata su un teorema. A Verdini la piena solidarietà di tutti i senatori di Ala, nella certezza che neanche questa somma ingiustizia riuscirà a piegarlo”.

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