Spagna, la rivolta dei giovani “indignados” che chiedono riforme e referendum: una nuova democrazia?

di Enrico Ferdinandi

Già da tempo aleggia nell’etere l’idea che vi sia una sorta di cambiamento progressivo negli equilibri fra stato e cittadini. La possibilità di espandere la propria conoscenza e la propria cultura in maniera più rapida e libera sta creando in molte comunità un nuovo modo di pensare e di vivere la scena politica del proprio paese. Crescere culturalmente significa anche esser in grado di avere un ruolo attivo nella vita politica e sociale della propria nazione, questo è quanto sta accadendo negli ultimi anni. Se nel corso del ‘900 i cittadini vivevano le scelte politiche dei regimi o dei  governi in carica con maggior passività, nel nuovo millennio, dopo aver dato slancio alla libera informazione (internet su tutti) si sta assistendo ad una presa di coscienza delle masse, in particolar modo dei giovani, pronte a rivendicare i loro diritti, agendo attivamente, con rivolte e proteste in grado di destabilizzare ed inclinare gli equilibri politici portandoli nella direzione che da loro ritenuta più giusta per il bene comune.

Un processo questo che è stato recepito già da anni e che in questi giorni trova conferma nelle proteste che migliaia di giovani stanno portando avanti in Spagna: la “Spanish Revolution” che ha come punto di riferimento l’occupazione della Puerta del Sol di Madrid. Si tratta per l’appunto di giovani spagnoli che chiedo al governo di mettere in atto una riforma della società  e della politica. La polemica è incentrata su Zapatero che al momento non ha preso provvedimenti per far si che la “cittadella della rivoluzione” venga smantellata. Da Madrid le manifestazioni si stanno progressivamente moltiplicando in molte altre città spagnole, ad esempio a Barcellona centinaia di giovani sono accampati a Plaza Catalunya, e l’idea è quella di esportare questo tipo di protesta anche nel resto dell’Europa. Che sia questo un nuovo modo di fare politica? Di dare la propria fiducia al governo in carica o di decidere attivamente quali siano le leggi e le iniziative migliori per il proprio paese? Che sia questa l’evoluzione della democrazia nell’era di Internet?
Le risposte non possono che arrivare con il tempo. Sta di fatto che in Spagna queste proteste stanno letteralmente spiazzando i partiti politici e che gli “indignados” proprio grazie ai social network (visitate “Democracia Real, Ya!”) e quindi internet riescono a gestire i contatti con i manifestanti delle altre città in maniera efficiente tanto che da qui a domenica sono previste concentrazioni autoconvocate un po’ in tutto il mondo: da Parigi, Bruxelles, Berlino, Vienna, Edimburgo, fino a Buenos Aires e Bogotà, in Italia per ora a Torino e Padova.
Una democrazia più diretta quindi, questo è lo scopo dei manifestanti spagnoli che vorrebbero fermare la collusione con i banchieri, la corruzione, una gestione della crisi “che salva le banche, non i cittadini” e vedono il bipartitismo “tossico” spagnolo, fra Psoe e Pp come un pericolo per lo sviluppo della nazione.
Il giornale spagnolo El Pais ha definito la roccaforte di Madrid come la “Repubblica di Puerta del Sol”, dove i cittadini decidono in assemblea quali prese di posizione deve prendere il movimento. È proprio dopo una di queste assemblee che hanno chiesto chiesto una riforma del sistema elettorale, il voto proporzionale integrale, il divieto di finanziamento privato ai partiti, l’esclusione degli indagati dalle liste elettorali.  Ma fra le richieste di grande rilevanza è la richiesta di un referendum per scegliere fra Monarchia e Repubblica, un “affitto sociale universale”, “un ruolo per tutti gli esseri umani”, l’abolizione delle leggi ingiuste.
Queste proteste avvenute non a caso a pochi giorni dalle elezioni hanno colto i partiti ed i candidati impreparati. In Spagna da una parte i partiti cercano di recuperare credibilità per fermare la rivolta, dall’altra continua a crescere l’importanza e la rilevanza politica degli indigandos tanto che la sinistra di Izquierda Unida si è dichiarata parte del movimento: una presa di posizione fondamentale.
Per Zapetero si  configura quindi una sonora sconfitta nelle elezioni di domenica. Nel resto del mondo invece quanto sta accadendo in Spagna apre le menti e da modo di riflettere su questo nuovo modo di vivere attivamente la vita politica e sociale del proprio paese.

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