Migranti, la Slovenia chiude le frontiere. L’Italia teme la vecchia rotta Albania-Puglia

Migranti, la Slovenia chiude le frontiere. L’Italia teme la vecchia rotta Albania-Puglia
Un cordone di agenti di polizia blocca il transito dei migranti. Fonte: La Stampa

“La rotta migratoria balcanica non esiste più” e la Slovenia permetterà l’ingresso solo di “coloro che saranno in possesso di documenti in regola per accedere all’area Schengen” – ha annunciato il primo ministro sloveno, Miro Cerar, commentando le conseguenze per il suo Paese dell’esito del Consiglio europeo di lunedì notte a Bruxelles con la Turchia.

Il premier di Lubiana: “Da oggi la rotta balcanica non esiste più”

La Slovenia è stato il primo Paese dell’Ue ad applicare l’intesa raggiunta con la Turchia. Da mezzanotte ha chiuso le sue frontiere, la polizia accetterà solo chi ha il visto, chi chiede asilo e chi ha bisogno d’aiuto umanitario. Il ministro dell’Interno sloveno ha aggiunto: “Per i migranti ci sarà una selezione in base a ragioni umanitarie e alle regole di Schengen”. “Da adesso si ricominciano ad applicare rigorosamente e in pieno tutte le procedure di Schengen” – ha spiegato lo sloveno Cerar. Con questa decisione viene praticamente chiusa la rotta dei Balcani e a seguire le orme della Slovenia c’è anche la Serbia che ha sbarrato il suo confine con la Macedonia. Il ministro dell’Interno di Belgrado ha dichiarato che “non intende consentire ai migranti di rimanere intrappolati all’interno del proprio territorio” e per questo prevede di imporre le stesse regole di ingresso previste dalla Slovenia. “Non possiamo trasformarci in un enorme campo profughi” europeo – ha precisato ancora il ministro dell’Interno di Belgrado. Un effetto a catena inevitabile che via via faranno tutti i vicini che si trovano in casa la marea migratoria. Infatti anche la polizia ceca ha dato inizio a una serie di esercitazioni al confine con l’Austria per addestrare le sue unità a gestire l’imponente flusso di migranti.

“Dobbiamo dire che la strada è chiusa in modo che chi incoraggia i migranti a venire in Europa non sia ascoltato. E’ stato facile finora consentire il passaggio, ma questo deve finire” – aveva avvertito il cancelliere austriaco Werner Faymann già tempo fa. Il testo conclusivo del vertice Ue sull’immigrazione diceva inoltre che “il flusso di migranti irregolari lungo la rotta dei Balcani occidentali stava giungendo al termine”. Questa rotta ora può definirsi chiusa totalmente.

L’italia teme la vecchia rotta Albania – Puglia

Fino a qualche giorno fa il concetto era chiaro: finché restava la possibilità di risalire a piedi i Balcani, veniva privilegiata quella strada. Gli inquirenti allora affermavano “non ci sono indizi su arrivi imminenti di profughi” e per gli esperti quindi mancavano le premesse per spostare le rotte. Adesso le cose però sono cambiate. La rotta balcanica non esiste più e si potrebbe tornare ad utilizzare quelle vecchie, come la rotta Albania-Puglia.

Nonostante la mancanza di premesse concrete su una possibile emergenza, il Salento già da settimane ha iniziato a prepararsi alla grande accoglienza e la Prefettura di Lecce ha chiamato a raccolta gli enti locali per “confezionare un piano di emergenza preventivo”. La preoccupazione di un cambio della rotta migratoria è iniziata ad esserci anche quando si pensava che gli arrivi non sarebbero stati imminenti, sia in Italia che in Albania, infatti anche quest’ultima aveva scelto preventivamente di cominciare a mettere i primi sigilli.

Il prefetto di Lecce, Claudio Palomba, aveva spiegato così la scelta di agire per tempo per non farsi trovare impreparati di fronte ad una possibile emergenza: “Durante la prossima settimana convocherò, almeno per questa prima fase, i Comuni più grandi e quelli prospicienti le zone costiere, oltre alle forze di polizia. Faremo una ricognizione delle strutture disponibili per un’eventuale emergenza, in modo da trovarci pronti se lo scenario dovesse cambiare. Poi, in quella sede, valuteremo come muoverci, perché abbiamo il periodo estivo alle porte e vogliamo che si incida il meno possibile sull’aspetto turistico. È un percorso da valutare in via prioritaria con gli enti locali e poi con tutto sistema pugliese”.

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