Con la legge sul “Dopo di noi” sostegno per i disabili che restano soli

Con la legge sul “Dopo di noi” sostegno per i disabili che restano soli

Un piccolo passo in avanti nella difesa dei diritti dei disabili è stato fatto alla Camera con l’approvazione in prima lettura del disegno di legge “Dopo di noi”, passato con 374 “sì” e 75 “no”. Il dissenso è stato espresso soltanto dal Movimento 5 stelle che ha bocciato la proposta, valutata troppo a favore dei privati.

In Italia vivono circa 2.2 milioni di disabili, 580.000 dei quali gravi. Per i genitori la preoccupazione più grande è quella di chi si prenderà cura dei loro figli quando non ci saranno più. A questa domanda cerca di dare risposte concrete questa legge che passa, ora, all’esame del Senato dove dovrebbe ottenere il via definitivo entro Pasqua.

Il premier Renzi ne ha salutato con favore l’approvazione alla Camera con un post su Facebook: «Dopo una lunga attesa finalmente ci siamo. La legge sul “Dopo di noi” interessa direttamente migliaia di famiglie e riguarda il livello di civiltà di un paese intero».

COSA PREVEDE LA LEGGE?

Il testo punta a favorire il benessere, l’inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità, prive di sostegno familiare, in attuazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.

Fondo. La legge è il frutto dell’unione di diversi testi presentati da Pd, Ap e Lega e prevede innanzitutto la creazione di un Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, per il quale sono stati già stanziati 90 milioni di euro per l’anno in corso nella legge di stabilità e si dovrà arrivare a 150 milioni di euro nel triennio 2016-2018.

L’accesso alle risorse del Fondo, istituito presso il Ministero del Lavoro, sarà definito con i decreti attuativi della legge.

Alloggi. Le risorse del Fondo, ma anche il concorso di Regioni, enti locali, organismi del terzo settore o privati, serviranno per realizzare programmi ed interventi innovativi di residenzialità diretti alla creazione di alloggi tipo “case famiglia” per disabili, per sviluppare programmi di accrescimento della consapevolezza, di abilitazione e di sviluppo delle competenze per la gestione della vita quotidiana e per il raggiungimento del maggior livello di autonomia possibile ai disabili senza assistenza.

Detraibilità spese assicurative. Sarà possibile detrarre in dichiarazione dei redditi le spese sostenute per le polizze assicurative finalizzate alla tutela delle persone con disabilità grave, con l’incremento da 530 a 750 euro dei premi per assicurazioni versati per rischi di morte.

Trust. I trasferimenti di beni e di diritti per causa di morte, per donazione o a titolo gratuito e la costituzione di vincoli di destinazione a vantaggio di trust, all’atto della loro istituzione o anche successivamente, sono esenti dall’imposta di successione e donazione purché il trust persegua come finalità esclusiva la cura e l’assistenza della persona disabile.

Info e monitoraggio. Dovranno essere messe a punto campagne informative a cura della presidenza del Consiglio per diffondere la conoscenza delle disposizioni della legge e la trasmissione annuale, da parte del ministero del Lavoro di una relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni in materia di assistenza ai disabili gravi privi di sostegno familiare.

CRITICHE

In un Parlamento quanto mai compatto nel licenziare il provvedimento, unica voce fuori dal coro è stata quella dei grillini che in riferimento ai trust hanno parlato di regalo alle lobby delle assicurazioni.

Si tratta di un testo sicuramente migliorabile, tanto che le associazioni si sono spaccate al riguardo e forti perplessità sono state espresse dal presidente della FISH (Federazione italiana per il superamento dell’handicap), Vincenzo Falabella, che avrebbe preferito norme che andassero contro «il riprodursi di istituti e residenze segreganti». Falabella critica anche lo strumento del trust, che definisce “una soluzione per pochi” e stigmatizza il linguaggio adottato, in primis nel titolo che tradisce un pregiudizio, parlando di “persone affette da disabilità”, come se la disabilità fosse una patologia.

I dubbi da parte del mondo delle associazioni sono comprensibili, in quanto in Italia il welfare per i disabili è ridotto al minimo.

Ogni anno nella legge di stabilità si presentano ingenti tagli e le risorse stanziate dal governo non sono sufficienti a coprire le necessità. Esiste un forte divario tra nord e sud. Ci sono problemi che non possono più essere trascurati: dagli insegnanti di sostegno nelle scuole di ogni ordine e grado, sempre più carenti, alla mancanza di tutele per i caregiver, coloro che assistono in maniera continuativa un familiare disabile grave, al pensionamento anticipato per i genitori di disabili gravi.

Un sostegno diretto e concreto alle famiglie dei disabili può evitare tanti ricoveri nelle “strutture segreganti” e assicurare alle persone con disabilità la possibilità di vivere nell’amore dei propri cari.

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