Renzi alla Leopolda evitando gli studenti, la Boschi conferma ma non si vede

Renzi alla Leopolda evitando gli studenti, la Boschi conferma ma non si vede
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi con il ministro per le Riforme e Rapporti col Parlamento Maria Elena Boschi durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, Palazzo Chigi, Roma, 31 marzo 2014. ANSA/ETTORE FERRARI

Slalomisti degni del miglior Alberto Tomba: ecco l’impressione che si ha osservando le mosse del capo di governo Matteo Renzi e della ministra Boschi; entrambi rapidissimi nell’aggirare i paletti della protesta per presentarsi solo nelle sedi che ritengono più comode. Prima di approdare alla Leopolda, Matteo Renzi – curiosamente la notizia è stata ignorata dalla quasi totalità dei media – avrebbe dovuto partecipare al convegno “L’economia pubblica tra teoria e policy” organizzato dal professor Alessandro Petretto al polo universitario di Novoli ma ha preferito evitare – pare per motivi di sicurezza – l’incontro con gli studenti, pronti a protestare a gran voce proprio contro il primo ministro: meglio evitare la contestazione e raggiungere sul calar della sera la più accomodante Leopolda in cui, contrariamente a quanto annunciato, si è preferito rimandare anche il cosiddetto question time alla giornata di oggi, sabato, salvo ulteriori ripensamenti.

Giunto all’inaugurazione della Leopolda 6 – la seconda da quando è al governo – Renzi ha dato il via ai lavori d’assemblea: “Alla Leopolda sono di casa le idee, i sogni, anche le critiche. Approfondiremo soprattutto lavoro, economia, legge elettorale, scuola, tasse, flessibilità, turismo e cultura. Senza questa nostra esperienza non sarei a palazzo Chigi, ma dobbiamo essere consapevoli che c’è chi ci vuole affossare”.

Alla Leopolda era attesa anche la ministra per le Riforme Maria Elena Boschi, che in serata aveva confermato la sua presenza dal proprio profilo Twitter: “In bocca al lupo a Ottavia e Ciro” (cioè gli amministratori che hanno introdotto la Leopolda) “e a tutti gli amici della #terradegliuomini. Finiamo la Stabilità e vi raggiungiamo subito alla Leopolda”. Stranamente però la Boschi non si è vista; ufficialmente l’assenza è stata giustificata con la necessità di ulteriori lavori sulla manovra ma le recenti polemiche sulle banche potrebbero aver avuto il loro peso. E’ noto, infatti, che il padre della Boschi, il signor Pierluigi, sia stato vicepresidente di Banca Etruria e che nello stesso istituto lavorasse, come impiegato, anche il fratello dell’attuale ministra per le Riforme.

Il governo intanto cerca di risolvere la questione lavorando a una sorta di arbitrato che dovrà vagliare caso per caso. Inizialmente è stata avanzata l’ipotesi Consob come Ente preposto alla verifica ma essendo coinvolta in qualche modo nella vicenda si opterà per un’altra soluzione. La Commissione europea avrebbe dato parere positivo verso questa procedura ma ha precisato che lo Stato non potrà intervenire direttamente per risarcire le perdite. Per questo motivo si sta pensando a una norma che consenta di costituire un fondo con il contributo delle banche stesse. Beneficiari ed entità dei rimborsi potrebbero invece essere stabiliti in base alle eventuali responsabilità delle banche coinvolte e dall’indice Isee. Padoan difende il decreto ‘salvabanche’ senza il quale – precisa il ministro – gli istituti coinvolti sarebbero ora in liquida con esiti disastrosi. Il decreto – dice – ha permesso di salvare 1 milione di correntisti e 7mila posti di lavoro.

Mentre il Governo lavora per istituire una commissione d’inchiesta parlamentare, le opposizioni attaccano l’esecutivo, Banca d’Italia e Consob per non aver vigilato e chiedono risarcimenti per tutti coloro che sono stati più o meno consapevolmente raggirati e che ora hanno perso tutti i loro averi. A questo proposito è intervenuto anche Silvio Berlusconi, che ha criticato il salvabanche precisando che non avrebbe “lasciato fuori dalle tutele i 30mila sottoscrittori di obbligazioni subordinate perché non si tratta di speculatori. Tutto si risolve con un carico da 790 milioni assolutamente sostenibile dal sistema bancario italiano”.

Sul caso del pensionato Luigi D’Angelo la procura ha intanto aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio, il Pm ha chiesto l’acquisizione degli atti per capire se e in che misura i dipendenti di Banca Etruria abbiano spinto D’Angelo a investire su obbligazioni subordinate ad alto rischio. Il sessantottenne potrebbe rappresentare solo la punta dell’iceberg: chi indaga infatti sta vagliando anche la serie di lettere che gli istituti di credito avrebbero inviato agli investitori poco prima del crac, invitandoli a presentarsi in filiale.

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