Armi e affari italiani in Medio Oriente

Armi e affari italiani in Medio Oriente

“L’Italia intesa come Paese non fa affari”: queste le parole usate ieri da Matteo Renzi a Sky Tg24 per escludere categoricamente che l’Italia stia firmando accordi economici con Stati che finanziano il terrorismo. L’affermazione – giunta a seguito delle prime rivelazioni delle fonti, che si sono interrogate sui ‘dietro le quinte’ inerenti il supporto all’Is – sembra perdere autorevolezza e credibilità col passare delle ore. Secondo le notizie e i numeri che stanno trapelando, l’occidente – e quindi anche l’Italia – continua a vendere armi e mezzi agli Stati che – rilevano gli esperti – finanziano o aiutano l’Is (in particolare Kuwait, Arabia Saudita e Qatar).

EFA 4 STORMO
Una squadriglia italiana di Eurofighter Typhoon

Alcuni dati utili ad avvalorare questo retroscena arrivano dal sito www.disarmo.org (sito curiosamente impossibile da raggiungere fino a poche ore fa) in cui si parla – come su altre testate – dell’imminente accordo di vendita di caccia Eurofighter tra Kuwait – Stato considerato l’epicentro del finanziamento dei gruppi terroristi in Siria – e guarda caso, Italia. L’affare vale 8 miliardi di euro e prevede la vendita di 28 Eurofighter Typhoon del consorzio europeo: la più grande commessa mai ottenuta da Finmeccanica, azienda tra l’altro controllata dal ministero (quindi dal ‘Paese’ cui fa riferimento Renzi). Oltre alla cessione di velivoli, gli accordi comprendono attività di supporto logistico, training e realizzazione delle infrastrutture correlate all’impiego degli Eurofighter. L’11 settembre 2015, quando il presidente del consiglio ha siglato un memorandum d’intesa con il primo ministro kuwaitiano propedeutico per l’accordo definitivo, Finmeccanica ha inoltre fatto registrare un sostanzioso +5,4% in Borsa.

Sempre dall’Italia, tra le polemiche (di pochi), il 30 ottobre scorso dall’aeroporto di Cagliari è decollato  un cargo (4K-SW888 Boeing 747) della compagnia aerea azera Silk Way Airlines che, secondo le ong, trasportava diverse tonnellate di bombe della RWM Italia, una ditta bresciana del gruppo tedesco Rheinmetall. Scavando un poco si è scoperto che la fornitura prosegue da anni: circa 5mila ordigni per un valore di oltre 70 milioni di euro. Le bombe (MK82, MK83, MK84) sono state vendute all’Arabia Saudita, la quale le avrebbe adoperate per azioni in Yemen non autorizzate dall’Onu e condannate anche dalla comunità internazionale.

Ordigni tipo MK82, MK83, MK84
Ordigni tipo MK82, MK83, MK84

Certo qualcuno potrà sostenere che non è possibile mettere sotto accusa lo Stato o un’azienda per aver prodotto e poi venduto un’arma o un mezzo, perché “sarebbe come ritenere colpevole Fiat o Bmw per aver fornito le proprie auto a chi poi le utilizza per compiere  rapine in banca” ma è bene tenere a mente che la legge n. 185 del 1990 art.1, c.1 vieta espressamente l’esportazione di armamenti “verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio  dei Ministri, da adottare previo parere delle Camere”. Questa legge, tuttavia, può essere aggirata e inoltre, come osserva Giorgio Beretta dell’Osservatorio Opal Brescia: “La legge 185 è stata fortemente depotenziata e svuotata, un parlamentare non può più controllare nulla. L’Italia vende sempre di più in Medio Oriente e Nord Africa, ma noi sappiamo sempre di meno di queste esportazioni”.

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