Renzi: no alle bombe, serve tempo e strategia

Renzi: no alle bombe, serve tempo e strategia

Matteo Renzi predica calma e ponderazione in merito all’ipotesi di aggregarsi alla Francia e bombardare in modo sistematico il sedicente Stato Islamico: “Non si risponde con un atto d’istinto. Occorre essere molto determinati e molto duri. Ma occorre aver l’intelligenza di dire alla gente che la questione non si risolve con uno schiocco delle dita. Servono mesi e anni. Occorre una strategia, un approccio complessivo: dall’Afghanistan alla Nigeria, dalla Libia alla Somalia, dalla Siria all’Iraq”.

Renzi, in breve, prende tempo in attesa di nuove sinergie internazionali che comprendano anche la Russia di Putin, per il momento ancora distante dal punto di vista politico – diplomatico dagli Stati Uniti nonostante l’incontro con Obama. Per allontanare quelle che lo stesso Renzi definisce “banalizzazioni”, riferendosi al fatto che qualcuno – Salvini in primis – “sostiene che stiano arrivando troppi immigrati a casa nostra”, il primo ministro ha sottolineato l’importanza del lavoro di controllo delle forze dell’ordine: “abbiamo fatto quasi 60mila controlli” ma – precisa – dobbiamo tener presente al contempo che gli attentati in Europa sono stati spesso portati a termine da persone cresciute in Europa.

Il capo del governo ha ribadito la necessità di agire con fermezza ma, prima dell’azione, è fondamentale mettere a punto una strategia organica che non sia banale e di mera reazione. Per avvalorare questa visione, renzi ha citato il caso della Libia, considerata “il simbolo di come le cose non debbono funzionare. Si sono fatti dei raid pensando forse di soddisfare l’opinione pubblica” ma ad essi non si è accompagnata una strategia e “da 4 anni la Libia è terra di nessuno”.

Il governo si allinea agli Stati Uniti verso la ricerca di un piano cooperativo che non sia fondato su un intervento armato tout court ma che sia volto al ripristino delle condizioni di vita ‘normali’ in quei Paesi da cui la gente fugge: “dobbiamo sradicare la fame, la povertà e occorre farlo aumentando i fondi – e noi l’abbiamo fatto – per la cooperazione internazionale”.

“L’Italia è un grande Paese; ha vinto il terrorismo interno, ha vinto la mafia ma la sfida più grande è quella di vincere la paura. Rispetto al piano europeo noi andiamo avanti con le nostre decisioni con molta tenacia. Abbiamo ottenuto che la questione dei rifugiati fosse condivisa a livello europeo, alcuni aerei stanno partendo dai nostri centri per accompagnare i nostri fratelli e sorelle africani e mediorientali in altri Paesi europei perché è giusto così, ma non sono preoccupato per la gestione dell’emergenza rifugiati. Chi vi dice che sono i rifugiati il problema del terrorismo vi dice una cosa non vera; una cosa sono i rifugiati, un’altra è il terrorismo”.

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