Marino lascia e attacca il Pd: rinnega la democrazia

Marino lascia e attacca il Pd: rinnega la democrazia
Il sindaco di Roma Ignazio Marino in Campidoglio in occasione della presentazione del progetto di illuminazione artistica dei Fori Imperiali. Sulla destra un rendering di come sarà illuminato il foro, Roma 16 settembre 2014. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Ignazio Marino si è presentato alla stampa a palazzo Senatorio dopo l’annuncio di dimissioni da parte di 26 membri del consiglio comunale che di fatto segnano la fine della giunta e del suo mandato. L’ormai ex sindaco ha pronunciato un lungo discorso – intervallato da lunghi applausi nei passaggi in cui ha sottolineato il comportamento tenuto dai vertici del Pd – in cui ha attaccato il proprio partito ed ha ricordato il lavoro svolto durante l’incarico. A chi chiedeva i nomi degli ‘esecutori’, Marino ha risposto: “Chi mi ha accoltellato? ci sono 26 nomi e cognomi e un solo mandante”.

Fin dalle prime battute, Marino ha criticato apertamente il proprio partito: “La crisi politica che si è aperta auspicavo si potesse chiudere nell’aula. Invece si è preferito andare dal notaio, segno di una politica che decide fuori dall’aula, dimostrando totale assenza di rispetto per i cittadini elettori. Ho chiesto più volte di poter parlare in assemblea, mi è stato negato. Continuo ancora a chiedere ‘perché'”.

Marino, scontento del muro allestito dall’assemblea che ha rifiutato un confronto aperto, si è rivolto ai presenti elencando che cosa avrebbe voluto dire in riunione: “Ai consiglieri che hanno preferito sottomettersi dico ‘grazie’ per lo straordinario contributo dato per restituire lustro alla città, abbiamo risanato i conti” nonostante un lascito in passivo “di 816 milioni per il comune e 874 milioni per l’Atac” (2010 – 2013) “ora Roma è tornata a essere virtuosa. Abbiamo tolto i camion bar di fronte ai monumenti, chi – si domanda Marino – prima di noi ha avuto il coraggio di farlo?”

E ancora: “abbiamo chiuso Malagrotta in 90 giorni, oggi qualcuno vorrebbe riaprirla; abbiamo avviato gli ecodistretti per lo smaltimento dei rifiuti, abbiamo aperto la metro C mentre in precedenza i cantieri erano fermi e non c’era una data certa di fine lavori”. Tornando sulla questione Atac, Marino ha ricordato che l’amministrazione cittadina l’ha salvata dal fallimento ma “ora servono investimenti da parte di Regione e Stato” lamentando a questo proposito la presenza di binari vecchi di 40 anni e materiale rotabile inadatto per le mansioni assegnate. L’ex sindaco ha posto l’accento anche sulla recente approvazione del ‘buono casa’ (un assegno che consente al cittadino in difficoltà di poter scegliere la casa dove vivere, evitando di finire nei cosiddetti ‘residence’ che arricchivano solo pochi imprenditori), sulla candidatura di Roma alle olimpiadi e paralimpiadi, la rivalorizzazione del quartiere Flaminio, i lavori alle ‘torri’ dell’Eur e lo stop al consumo di suolo.

Marino, rivolgendosi nuovamente alla decisione assunta dall’assemblea e verso i vertici del Pd, ha attaccato con un pensiero sagace quanto velenoso: “l’unico chirurgo che non sbaglia è quello che non entra in sala operatoria”, anche qui ci sono alcuni “chirurghi” che non entrano ma “fortunatamente sono pochi”. “Avrei ascoltato – prosegue ancora Marino – come si fa in democrazia, (che definisce ‘bene supremo’), avrei parlato al Pd che ho voluto, che ho fondato e che oggi mi ha deluso per il comportamento dei suoi dirigenti” perché ha rinnegato “l’agire e l’essere democratico”, ha rinnegato sé stesso. L’ex sindaco avrebbe accettato anche la sfiducia ma “in un confronto franco, a viso aperto”, avrebbe “chiesto di fare ciò che crediamo giusto e non quello che conviene di più a qualcuno in un dato momento”.

Marino ha infine ringraziato gli elettori e gli organi dell’assemblea, augurando buon lavoro al commissario che verrà: “ne avrà tantissimo” – precisa – chiudendo la dichiarazione con una frase ispirata a Togliatti: “Si può uccidere una squadra ma non si possono fermare le idee”.

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