Lo vedi, ecco Marino

Lo vedi, ecco Marino
Il presidente del consiglio Matteo Renzi durante la trasmissione televisiva "Porta a Porta" condotta da Bruno Vespa, Roma, 16 giugno 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Dopo ore concitate Marino ritira le dimissioni e rientra nel panico politico romano. Fra incontri mai avvenuti e scontri incominciati, Roma affronta l’ennesimo capitolo di crisi.

Il sindaco Ignazio Marino ha ritirato le dimissioni. Dopo il tira e molla degli ultimi giorni  il chirurgo genovese torna definitivamente sulla scena politica romana a tre giorni dalla decadenza d’ufficio. Alla presentazione della lettera di dimissioni Roma è stata una città divisa fra giustizialisti improvvisati in chiave anti-mafia e denigratori qualunquisti; in pochi hanno ragionato su ciò che è stato veramente Marino per Roma: un miscuglio di volontà e incapacità, un intralcio – per il Pd e affaristi mafiosi – e un’alienazione dalla realtà. Adesso la situazione puo’ aprirsi a diversi scenari, ma un fatto è certo: Marino torna al proprio posto destabilizzando ulteriormente il Pd romano. Dopo giornate di sit-in degli estimatori pro-Marino davanti al Campidoglio, il rumore della stoccata del sindaco arriva anche oltre oceano: “la linea è quella di Matteo Orfini” fa sapere Renzi da Cuba; ma la verità è che Orfini ha di fronte ben poca autonomia.

Marino sì, Marino no – Dopo incontri fra il sindaco e Orfini, e il rifiuto di un blitz renziano per discutere della situazione, l’equilibrio di Ignazio Marino sulla soglia del Campidoglio è tuttavia instabile. Il Pd puo’ infatti adottare diverse strategie per delegittimare il sindaco, non senza avere dei prezzi da pagare. Il primo scenario è più che una questione di numeri: i democratici possono presentare dopo mesi di ricatti politici una mozione di sfiducia nei confronti di Marino. Il regolamento comunale indica infatti necessario avere la maggioranza dei voti più uno ma, in aula Giulio Cesare, i consiglieri sono in totale 48 di cui 19 Pd: neanche con un voto unanime interno il partito del Nazareno puo’ spodestare Marino. Unica alternativa in questo senso un patto con le opposizioni di Forza Italia, Fratelli d’Italia e il M5S, grande favorito alla corsa in Campidoglio. Al peso di scendere a compromessi con gli avversari, Orfini deve tenere in considerazione i molti interni al Pd e a Sel che non sono d’accordo sulla mozione di sfiducia. Resta da vedere come il  delfino romano di Renzi organizzerà  la festa al sindaco Marino; se sobbarcandosi l’onere di votare insieme alle opposizioni  – non che manchi la faccia – o raschiando il fondo dell’anticamera politica. In quest’ultimo frangente il secondo scenario che puo’ far cadere Marino è quello delle dimissioni di almeno 25 consiglieri pronti a farsi da parte.  In questo caso il problema si allargherebbe però verso tutti i mbembri eletti in Comune; perché non solo il Pd, ma anche i gruppi di opposizione dovranno sacrificare qualche proprio rappresentante. Attualmente sia il vice Causi che l’assessori Esposito hanno confermato l’addio, mentre Sabella e Rossi hanno dichiarato di ritornare alle loro professioni. Il terzo scenario è quello più machiavellico, distruttivo e delegittimante per l’attuale classe politica romana: a dicembre, con la sola respinta del bilancio in aula, cadrebbe Marino ma verrebbe commissariato l’intero comune, con la perdita delle poltrone e il malcontento di molti.

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