Marino, tra i numeri della base e il gelo del Pd

Marino, tra i numeri della base e il gelo del Pd

Ignazio Marino si avvicina al Rubicone, entro il 2 novembre dovrà formalizzare le dimissioni presentate il 12 ottobre ma mentre si avvicina la data fatidica, buona parte degli elettori chiede di resistere. La base vicina a Marino punta sulla forza dei numeri per convincerlo a non rompere le righe, la miriade di messaggi sui Social e le 50mila firme raccolte su Aavaz ben rappresentano la vicinanza della base e la manifestazione in programma stamani davanti al Campidoglio potrebbe essere decisiva per convincere Marino a restare al suo posto.

Chi non vedrebbe di buon occhio il dietro front sarebbe il Pd, che de facto aveva già scaricato Marino tempo prima che si dimettesse. Se il sindaco uscente dovesse tornare sui suoi passi – sospinto dalla base – dovrebbe però fare i conti con la Giunta targata Pd, pronta a dare le dimissioni in modo compatto se Marino decidesse di restare in carica. Il punto è che al Pd non basterebbero le dimissioni dei suoi 19 consiglieri: per arrivare allo scioglimento automatico del Campidoglio ne occorrono 25 e, almeno per il momento, pare che nessuno abbia intenzione di unirsi ai 19 per sciogliere l’esecutivo capitolino.

La situazione è paradossale, se Marino restasse avrebbe l’appoggio della base ma non quello del partito che rappresenta: un’impasse che il sindaco uscente potrebbe utilizzare anche per mettere in luce la distanza che c’è tra il Pd e i cittadini che lo indicano come unico ‘nemico dei poteri forti’. Di certo Marino sta riflettendo sul da farsi e sta cercando di capire chi potrebbe essere dalla sua parte (come pare lo siano i dem, contrari a votare la sfiducia assieme agli esponenti di centrodestra) per un’eventuale rimpasto; sa che restare significa inimicarsi definitivamente il suo stesso partito ma al contempo non vuole lasciar cadere nel vuoto gli appelli della base. Intanto il Rubicone si avvicina e con esso anche le certezze sul futuro di Marino, che pare non abbia neppure rinnovato la tessera del partito per il 2014 e 2015 e non abbia versato il 10% mensile dello stipendio al Pd in virtù dell’elezione a sindaco.

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