Le unioni civili non mettono all’angolo la famiglia

Le unioni civili non mettono all’angolo la famiglia

Sul tema unioni civili e stepchild adoptions si è aperto un nuovo dibattito  fatto di accuse, moniti e opinioni d’ogni sorta. Le più incisive sono quelle giunte dalla Cei, contraria – parole del segretario Nunzio Galantino – a una politica definita “strabica” che investe energie su “queste forme di unioni particolari” che mettono “all’angolo la famiglia tradizionale, pilastro della società”. Sempre secondo Galantino, in riferimento alla Cirinnà, “un parlamentare cattolico non deve aver bisogno del giogo del prete”. Il segretario della Cei ha inoltre percisato: “Il problema della famiglia fatta di padre, madre e figli, che può assicurare continuità e futuro alla società non è un problema della Chiesa. E’ una realtà che riguarda soprattutto la società. Io come credente e come cittadino, gradirei che si mettesse in atto quello che l’articolo 29 della Costituzione dice a proposito della famiglia”.

Mentre il Pd si muove alla ricerca di voti favorevoli per approvare le nuove norme in materia (volgendo lo sguardo all’opposizione, verso Verdini e rassicurando Alfano in merito alla ‘libertà di coscienza sul voto’), evitiamo con cura di addentrarci nel valzer politico mediatico delle voci incerte e procediamo con l’analisi delle affermazioni della Cei. Nonostante si possa essere in accordo con la dottrina delle scienze sociali – e anche con Galantino – che definisce la famiglia come nucleo fondante della società, è bene ricordare il carattere di mutevolezza insito sia nel sostantivo ‘famiglia’ che in quello di ‘società’.

Galantino insiste sul concetto di ‘famiglia tradizionale’ consacrandola come prima – e di riflesso unica – tipologia di famiglia ammissibile ma non considera che l’aggettivo ‘tradizionale’ sia più figlio di un’epoca che di una verità assoluta: il concetto di famiglia ‘estesa’ – ad esempio – è apparso a partire da un dato periodo e ciò dimostra come l’aggettivo non abbia alcun potere sul concetto assoluto espresso da ‘famiglia’ ma caratterizzi invece le tendenze dell’epoca di riferimento. Lo stesso si può dire a riguardo della società, che resta ‘società’ in termini assoluti ma si trasforma col passare del tempo e assume man mano caratterizzazioni specifiche (es. matriarcale, dei consumi etc). La società, inoltre, ha influenze direttamente proporzionali sulla famiglia; alle mutazioni della prima corrispondono variazioni nella seconda. Questo ultimo aspetto è quanto sancito sostanzialmente anche dalla dichiarazione universale dei diritti umani all’art 16: “La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato”. In breve legittimare nuovi tipi di famiglia e riconoscere dei diritti significa certificare il cambiamento della società il quale, però, non stravolge il concetto assoluto di ‘famiglia’ né ‘mette all’angolo’ la ‘famiglia tradizionale’.

Il secondo punto riguarda la frase adoperata in merito alla Cirinnà: “un parlamentare cattolico non deve aver bisogno del giogo del prete”. Siamo d’accordo. In effetti un parlamentare, che lavora per uno Stato laico – seppur a maggioranza cattolica – non dovrebbe proprio tener conto delle affermazioni della Chiesa, anche se il parlamentare in questione fosse un praticante convinto. La politica è una professione e in quanto tale non deve risentire di influenze esterne. Purtroppo però non è così e Chiesa e politica sovente incrociano e hanno incrociato i loro destini.

Galantino ha infine tirato in ballo l’art 29 Cost. auspicando che venga messo in pratica. Leggiamolo: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sulla eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”. Il legislatore, probabilmente conscio della mutevolezza insita nei termini famiglia, società e matrimonio non ha indicato le caratterizzazioni (es. famiglia ‘tradizionale’, ‘estesa’ o ‘monogenitoriale’) care a Galantino ma si è pronunciato in termini assoluti, il che significa dare spazio alla possibilità di includere sotto quei termini anche – usando le parole del monsignore – “queste forme di unioni particolari” di cui oggi si discute.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook