Riforme, ecco come cambia la Costituzione

Riforme, ecco come cambia la Costituzione

Siamo cresciuti con la convinzione che la nostra Costituzione fosse “la migliore del mondo”. Sicuramente nel periodo storico in cui è stata concepita ha rappresentato la risposta più efficace per garantire la democrazia nel nostro Paese. Da molti anni però, ne viene invocata la trasformazione e il Governo Renzi sembra avere i numeri per farlo.

Il ddl Boschi, il 13 ottobre, ha incassato il via libera dell’aula di Palazzo Madama con 178 voti favorevoli, 17 contrari e 7 astenuti; ora passa all’esame della Camera dei deputati per la conclusione della “prima lettura”. Se il provvedimento non subirà ulteriori modifiche, si procederà con la “seconda lettura” da parte di entrambi i rami del Parlamento, qualora non venga approvato con la maggioranza dei 2/3 dei componenti (come è molto probabile che accada), saranno chiamati ad esprimersi i cittadini con il referendum confermativo.

Sulla base del testo approvato in Senato, vediamo nel dettaglio cosa cambia in Costituzione:

Scompare il bicameralismo perfetto

La Camera dei deputati sarà l’unica assemblea a votare la fiducia al governo, e continuerà ad essere composta da 630 deputati eletti a suffragio universale.

Il Senato continuerà a chiamarsi Senato della Repubblica ma sarà composto da 100 senatori, di cui: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 nominati dal capo dello Stato che resteranno in carica per 7 anni. Il Senato avrà potere legislativo soltanto sulle leggi di revisione costituzionale e sulle altre leggi costituzionali, sulle leggi elettorali e sulla ratifica dei trattati dell’Unione Europea. Potrà chiedere di modificare le leggi ordinarie ma la Camera non sarà obbligata a dare seguito alla richiesta.

I senatori-consiglieri saranno eletti dai Consigli regionali di appartenenza, in conformità all’indicazione espressa dai cittadini al momento delle elezione regionali. Le modalità di elezione saranno meglio espresse in una specifica legge elettorale che verrà successivamente varata.

La ripartizione dei senatori tra le Regioni avviene in base al peso demografico delle stesse. Ben 10 Regioni avranno soltanto 2 senatori, di cui uno sarà un sindaco e l’altro un consigliere regionale. La Lombardia sarà la Regione maggiormente rappresentata con 14 senatori.

I senatori godranno delle stesse immunità dei deputati, non potranno essere intercettati o arrestati senza autorizzazione della Camera di appartenenza.

Federalismo.

In tema di federalismo, muta la ripartizione delle competenze tra lo Stato e le Regioni, viene abolita la legislazione concorrente così come delineata dalla riforma del titolo V del 2001. Vengono ricondotte alla competenza dello Stato materie come: energia, infrastrutture strategiche e sistema nazionale di protezione civile. Si introduce la “calusola di supremazia statale”: su proposta del governo, lo Stato può intervenire anche in materie di competenza esclusiva delle Regioni, ai fini della tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica o dell’interesse nazionale.

I regolamenti di Camera e Senato dovranno indicare un tempo certo per il voto dei disegni di legge di iniziativa governativa. Vengono introdotti in Costituzione vincoli più stringenti per la decretazione d’urgenza.

Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale

Il Capo dello Stato sarà eletto da deputati e senatori senza i rappresentati delle Regioni, con un nuovo sistema di soglie di maggioranza. Per i primi tre scrutini occorrono i 2/3 dell’assemblea, i 3/5 dell’assemblea dal quarto al sesto scrutinio, i 3/5 dei votanti al settimo scrutinio.

5 dei 15 giudici della Corte Costituzionale saranno eletti dal Parlamento: 3 dalla Camera e 2 dal Senato.

Province

Viene soppresso il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL) e sono cancellate dalla Costituzione le Province.

Referendum e ricorso preventivo

Viene modificato anche il Referendum: in caso di sottoscrizione della proposta da parte di 800.000 elettori, per renderlo valido sarà sufficiente la partecipazione della maggioranza dei votanti all’ultima elezione della Camera dei deputati, anziché la metà degli iscritti alle liste elettorali.

Per i disegni di legge di iniziativa popolare sale da 50.000 a 150.000 il numero delle sottoscrizioni richieste per la presentazione. Sono, però, previsti tempi certi per l’esame di tali proposte.

E’ introdotto il ricorso preventivo sulle leggi elettorali alla Corte Costituzionale su richiesta di un quarto dei componenti della Camera.

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