Cittadinanza italiana a chi nasce da un genitore straniero regolare

Cittadinanza italiana a chi nasce da un genitore straniero regolare

Tra applausi da parte del PD e grida di “vergogna!”, che si sono levate dalle poltrone dei deputati della Lega, l’Aula della Camera ha detto addio allo ius sanguini in Italia. Sono stati 310 i si che hanno optato per uno ius soli temperato ed uno ius culturae: l’Italia ha una nuova legge in materia di cittadinanza.

Grande cambiamento dunque in ambito giuridico e sociale quello che riguarderà l’Italia, che passerà dalla concessione della cittadinanza “per sangue”, quindi trasmessa alla prole in base alla cittadinanza del genitore, allo ius soli “diritto del suolo”, prescindendo quindi dalla cittadinanza dei genitori.

Con la nuova legge, acquisiscono ora per nascita, la cittadinanza italiana, i minori messi al mondo da stranieri purché almeno uno dei due genitori abbia il permesso di soggiorno Ue per lunghi periodi.

Dovranno essere poi, sempre i genitori del minore a dover presentare una richiesta esplicita di cittadinanza, prima del compimento della maggiore età di quest’ultimo; qualora la richiesta non dovesse pervenire, lo straniero nato in Italia avrà tempo due anni dal compimento del diciottesimo anno per provvedere all’acquisto della cittadinanza.

Questa novità in merito all’acquisizione della cittadinanza però, non sarà applicabile ai cittadini europei, questo perché, potranno prendere possesso di quel permesso per un lungo soggiorno sopracitato, solo gli stranieri, non appartenenti quindi ai Paesi membri dell’Unione.

Dunque, da quanto si evince, il mezzo per ottenere la cittadinanza è il permesso di soggiorno Ue per lungo periodo. Ma chi può entrarne in possesso? Tale permesso verrà concesso, come già detto, solo agli stranieri non appartenenti agli stati membri dell’Unione Europea e che abbiano però già un permesso di soggiorno in corso di validità da almeno cinque anni e che possiedano un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale. In più, questi futuri beneficiari, dovranno avere le idoneità previste dalla legge e superare un test di conoscenza della lingua italiana. Sarà impossibile ottenere questo permesso “speciale” , per chi gode di convenzioni internazionali in base a determinate relazioni diplomatiche; per chi soggiorna in Italia per motivi di studio o per altri motivi di formazione; ancora per chi soggiorna in Italia per motivi di protezione o per motivi umanitari.

Allo ius soli, di cui abbiamo tracciato le condizioni preliminari, va aggiunta un’altra variante facente parte la legge del ddl in materia di cittadinanza passata oggi: lo ius culturae. Quest’ultima novità prevede che possano ottenere la cittadinanza i minori che nascono sul suolo italiano, o quelli che entrano nella Repubblica prima del compimento del dodicesimo anno e che abbiano questi ultimi, frequentato per almeno cinque anni un istituto di istruzione nazionale.

La norma è attualmente transitoria poiché verrà applicata ai 127mila stranieri che ora sono in possesso dei nuovi requisiti e che abbiano superato il limite dei 20 anni di età per poterne fare richiesta.

Una legge che evidentemente, così come è nata nel disaccordo tra diverse aree di pensiero politico, sarà destinata a divenire oggetto di dissenso anche tra l’opinione pubblica.

Già da queste prime ore sta dividendo l’opinione di chi da tempo chiedeva delle risposte per un tema impellente e caldo quale è la cittadinanza, maggiormente in questo periodo di ondate e flussi migratori.

“Una legge inutile che non semplifica la materia ma la complica ulteriormente, frazionando i diritti e mettendo, nero su bianco, che non tutti sono uguali di fronte alla legge”. Questo il pensiero dei membri del Movimento 5 stelle che si sono astenuti dalla votazione. Di contro invece, abbiamo le parole del capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato:”Nasce con oggi la stagione dei nuovi italiani: bambini nati o cresciuti nel nostro Paese che finalmente potranno essere cittadini a tutti gli effetti. Per molti degli altri paesi europei nulla di eccezionale. Per noi lo è”.

Un tema dunque, che accende gli animi di politici e cittadini; un tema però che nasce da una questione che va oltre l’impellenza di determinate esigenze storiche, quali possono essere le nostre adesso, poiché esso riguarda l’uomo nella sua essenza, l’uomo che in quanto animale sociale ha BISOGNO di essere identificato e di identificarsi come cittadino, poiché come apolidi o sprovvisti di cittadinanza, ovunque nel mondo si è in balìa degli eventi e privi di sicurezza; il non cittadino è privo di diritti. La questione di cui si discute, è una questione vecchia quanto l’uomo, un tema che non può essere ignorato e che sempre nella storia ha bussato all’attenzione dell’ambito giuridico; ha un’importanza straordinaria poiché ovunque vi è stato l’uomo, anche in epoca romana, vi è stata l’esigenza di confrontarsi e risolvere la questione dell’”esser cittadino”.

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