Ci sono cene e cene. Marino si è dimesso

Ci sono cene e cene. Marino si è dimesso

Marino si è dimesso. Nonostante la patetica ipotesi di poterci ripensare, questa era l’unica via percorribile. Il sindaco dimissionario -abbandonato dal suo partito- aveva l’obbligo (morale, prima ancora che civile) di fare i pacchi e andare via dal Campidoglio.

La richiesta di dimissioni da parte del PD e del Presidente del Consiglio si conciliano con uno standard etico nord europeo e questo è un fatto tutto nuovo e positivo. Significa che chi spende e spande soldi pubblici senza troppe accortezze non può amministrare. Molto bene.

Significa anche -per deduzione logica- che se questo standard fosse stato applicato qualche anno fa, ai tempi in cui Matteo Renzi era presidente della Provincia di Firenze, sicuramente non ci sarebbero stati per lui margini di crescita politica. Margini che -sappiamo bene- sono stati invece molto larghi e quasi incomprensibili (un amministratore locale che diventa Premier?).

Non ce l’avrebbe fatta Matteo con quegli standard lì.

Infatti -senza addentrarci troppo nel dettaglio degli oltre 600 mila euro spesi in pranzi e cene (giustificate alle volte con ricevute generiche con la scritta “pasto unico”) – basti pensare che in tre anni Renzi ha speso circa 70 mila euro per viaggi negli USA. A Boston, con la Carta di credito della Provincia ha pagato una stanza per una notte la bellezza di 2800 dollari. Inoltre in questi giorni il proprietario del ristorante fiorentino “Da Lino” ha rilasciato un’intervista in cui ha affermato che Renzi sindaco era solito frequentare il suo locale con amici e parenti. Non pagava di certo lui però. Il conto infatti doveva essere inviato al Comune, che avrebbe provveduto poi ad inserirlo in una nota spese.

E poi ci sono i milioni (4,5) erogati dalla Provincia di Firenze alla Florence Multimedia, società vicinissima al Premier, ma quella è un’altra storia e non serve rimarcarla per dire che Renzi, secondo gli standard applicati a Marino, sarebbe già fuori da un pezzo.

Quindi ,visto che Marino -con la decisione annunciata oggi di rimettersi dall’incarico- si è smarcato dalla pateticità che l’aveva accompagnato nei momenti successivi alla riunione di giunta in cui annunciava di poterci ripensare, ci aspettiamo che anche Renzi faccia un passo indietro e non dica più che il sindaco si è dimesso per le cene scroccate ai contribuenti romani. Se continuasse, il più patetico (e forse ipocrita) di tutti potrebbe essere proprio lui.

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