Senato, il J’accuse delle opposizioni Lettera a Mattarella e ritiro degli emendamenti

Senato, il J’accuse delle opposizioni Lettera a Mattarella e ritiro degli emendamenti

Nonostante un’oscillazione numerica dei voti favorevoli tra le file della maggioranza, proseguono le votazioni in Senato per approvare gli articoli del ddl Boschi. Le opposizioni, in segno di protesta contro l’unilateralità ravvisata durante le precedenti votazioni, hanno deciso di ritirare gli emendamenti che avevano proposto in precedenza: la Lega “per non continuare con questa pagliacciata” – così si è espresso Calderoli – ha annunciato il ritiro di tutte le proposte di modifica agli articoli 13, 14, 16, 17, mentre il Movimento 5 Stelle ha ritirato tutti gli emendamenti fino all’articolo 20 “perché – ha detto Giovanni Endrizzi – non c’è alcun dialogo e possibilità di far conoscere la qualità delle nostre proposte su un testo irricevibile”.

Il ritiro degli emendamenti non è l’unica via scelta dalle opposizioni per esprimere dissenso verso la maggioranza: tra poche ore, infatti, al termine della riunione dei gruppi, verrà presentata al Capo dello Stato Mattarella la versione definitiva di una lettera in cui le minoranze hanno raccolto le numerose criticità ravvisate: “Abbiamo assistito ad un progressivo irrigidimento da parte del Governo, che ha costantemente rifiutato ogni confronto e ha già portato, alla Camera, all’approvazione di un testo votato solo dalla maggioranza. L’attuale lettura al Senato, che ha preso il via con il solo Relatore di maggioranza, non confermando il relatore di minoranza, sin dai lavori in commissione non ha visto svolgersi una reale discussione sulle proposte emendative”.

La bozza prosegue mettendo in luce la totale estromissione delle opposizioni dalla discussione: “il sistematico parere contrario del governo, quasi pregiudiziale, su tutte le proposte emendative con l’eccezione di quelle frutto di un accordo politico interno al Partito Democratico, ha evidenziato che questa Riforma nasce e si conclude tutta all’interno di un solo partito. In assenza di un indispensabile contributo delle opposizioni, il combinato disposto di questa revisione costituzionale unilaterale e di una legge elettorale che consegna ad una singola lista una ampia maggioranza in Parlamento, delinea un possibile deficit democratico”.

La lettera prende in considerazione anche l’accelerazione voluta dal Governo, vista dalle opposizioni come un modo per evitare il confronto e mettere in fuorigioco le minoranze: “Per agevolare un percorso senza intrusioni delle opposizioni sono state perpetrate diverse violazioni in sede regolamentare, pur nella consapevolezza che la conferenza dei capigruppo del 24 settembre aveva fissato al 13 ottobre il voto finale sul testo, annullando così ogni possibilità di ostruzionismo”.

Il documento chiama in causa pure le scelte operate dal presidente del Senato Pietro Grasso: “Dobbiamo rilevare il venir meno del ruolo di arbitro super partes del presidente del Senato che, esprimendosi costantemente a favore delle istanze della maggioranza, ha portato a gravi violazioni del regolamento in merito alla presentazione e votazione degli emendamenti in particolar modo di quelli sottoposti a voto segreto sulla delicata materia delle minoranze linguistiche, pregiudicando così la corretta gestione dell’aula”.

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