G8 di Genova: 11 anni dopo condannati i vertici della polizia

Dopo undici anni dal G8 di Genova e dalla violenta irruzione nella scuola Diaz si giunge all’epilogo giudiziario con una sentenza storica: confermate le condanne in appello per falso degli agenti coinvolti nel pestaggio e negli arresti illegali dei no global (Nel blitz rimasero feriti una sessantina di no global e 93 attivisti furono arrestati illegalmente).
Verdetto questo arrivato dai giudici dopo ben 9 ore di camera di consiglio.
Gli agenti condannati in via definitiva saranno sospesi dal servizio in quanto interdetti dai pubblici uffici per 5 anni.

Tra i dirigenti condannati, per aver firmato i verbali falsi che giustificavano il blitz violento accusando le vittime di aver opposto resistenza accoltellando un agente e nascondendo molotov, ci sono il capo dell’anticrimine Francesco Gratteri (4 anni), il capo del Servizio centrale operativo Gilberto Caldarozzi (3 anni e 8 mesi) e il capo del dipartimento analisi dell’Aisi Giovanni Luperi (4 anni). Gli altri dirigenti con condanna irrevocabile a tre anni e otto mesi sono Filippo Ferri, Massimiliano Di Bernardini, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Spartaco Mortola, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi, Davide Di Novi, Salvatore Gava e Pietro Troiani. Uno sconto di pena ci sarà per l’ex capo della mobile Vincenzo Canterini – ora in pensione – che aveva avuto la pena più alta, cinque anni, dalla quale si dovrà sottrarre la condanna per lesioni ma non per il falso. Per tutti loro si profila una sostituzione nell’incarico.

Sono stati invece dichiarati prescritti i reati di lesioni gravi contestati a otto agenti di polizia, si tratta dei caposquadra del settimo reparto della celere di Roma. La decisione ha come effetto il venir meno della sanzione accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri, Vincenzo Compagnone. Per Massimo Nucera e Maurizio Panzieri è stata rideterminata al ribasso – da tre anni e otto mesi a tre anni e cinque mesi – la condanna per la messinscena dell’accoltellamento

Ricordiamo che durante il G8 del 2001 perse la vita anche un giovane manifestante, Carlo Giuliani, quest’oggi suo padre Giuliano ha commentato la notizia delle condanne per i vertici di polizia coinvolti nella sanguinosa irruzione nella scuola Diaz con queste parole:

“Finalmente un po’ di giustizia è stata fatta. Ogni tanto ma molto raramente sembra di vivere in un Paese normale. Non posso dirmi soddisfatto perché avrei voluto che quelle cose terribili non fossero mai successe però almeno un minimo di verità e di giustizia è stata fatta.
Nessuno naturalmente va in galera perché non si tratta di immigrati, di precari o di tossicodipendenti ma è un fatto significativo che i più alti funzionari della polizia di Stato saranno rimossi dai loro incarichi per 5 anni e che il Ministero dell’Interno dovrà persino sforzarsi di trovare qualche reprimenda”.
Giuliani ha poi aggiunto: “Speravo in una sentenza di questo tipo anche se l’assoluzione di De Gennaro aveva fatto sorgere qualche dubbio. D’altra parte le prove che lì fossero stati commessi dei reati clamorosi sia dal punto di vista delle violenze che degli imbrogli c’erano tutte”.

Infine ha ricordato che: “la prescrizione per gli agenti deriva dalle norme legislative introdotte per favorire l’ex premier Berlusconi. Adesso continuerò a battermi perché un po’ di verità venga fatta anche sull’assassinio di Carlo”.
Grazie a questa sentenza inoltre le vittime, i 63  feriti, molti in maniera grave e permanente come il giornalista inglese Mark Covell, e i 93 manifestanti arrestati in modo illegale (che rimasero in carcere tre giorni senza poter comunicare con nessuno) hanno ottenuto il via libero definitivo al diritto al risarcimento.

Annamaria Cancellieri, con una nota diffusa dal Viminale, ha dichiarato: “La sentenza va rispettata come tutte le decisioni della magistratura. Il ministero dell’Interno ottempererà a quanto disposto dalla Suprema Corte. Nessuno può dimenticare l’attività quotidiana di tante donne e uomini della polizia che, con dedizione, professionalità e coraggio, lavorano al servizio dello Stato per il bene di tutti”.

Enrico Ferdinandi

6 luglio 2012

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