Pietro Ingrao, la sinistra della sinistra

Pietro Ingrao, la sinistra della sinistra

Una vita spesa interamente per la politica, un carattere forte e articolato, punto di riferimento della cosiddetta ‘sinistra’ del Pci; questo in estrema sintesi era Pietro Ingrao, l’uomo ‘contro’, un personaggio amato dalle folle ma spesso osteggiato dai colleghi di partito per le sue posizioni radicali e rivoluzionarie.

Al netto dell’ideologia politica, Ingrao era un uomo colto e riflessivo, implacabile, lucido, sensibile ai cambiamenti della società e alla riorganizzazione del potere. Il suo pensiero, sovente giudicato come poco chiaro e fin troppo intellettualistico, caratterizzò l’intera carriera politica dell’ex dirigente del Pci, segnata anche da scontri più o meno diretti con i vertici del partito stesso. La corrente guidata da Ingrao contrastava con l’idea di coesistenza pacifica e vedeva di buon occhio gli scenari di guerra come quello vietnamita inquadrandoli come occasione per combattere l’imperialismo. Gli ingraiani puntavano a un innalzamento del livello di scontro nei confronti del capitalismo italiano, affrontarlo con riforme vaste e organiche, ben distanti dalle lotte di settore predicate invece da Amendola.

Ingrao immaginava un Pci in cui la discussione fosse libera e pubblica, in cui il dissenso avrebbe trovato il giusto spazio: questo emerse specialmente all’XI Congresso del Pci del 25 gennaio 1966, quando Ingrao dissentì pubblicamente dalle parole del segretario Longo, che mirava a difendere l’unità del partito: “Non sarei sincero – dichiarò Ingrao – compagni, se dicessi che sono rimasto persuaso”. Nessun dirigente applaudì al termine del suo discorso, anzi, quasi tutti i successivi oratori lanciarono critiche alla posizione assunta dal ‘dissidente’, le cui parole furono però accolte con entusiasmo dalla folla cioè dalla ‘base’ del partito stesso.

Nel 1968 Ingrao divenne presidente del gruppo parlamentare comunista della Camera dei Deputati e nel 1975 assunse la carica di presidente del Centro di Studi e Iniziative per la Riforma dello Stato (Crs). Il 5 luglio 1976 è eletto presidente della Camera dei Deputati, primo comunista a ricoprire tale carica seppur per un breve periodo:  nel 1979 infatti chiederà di essere sollevato dall’incarico.

Nel 1989, si oppose – pur restando contrario ad ogni ipotesi di scissione – ad Occhetto e alla trasformazione del Pci in Pds. Nel 1991 aderisce al Pds in veste di figura di vertice dell’area dei Comunisti Democratici. Nel 1993 abbandonò il partito per passare a Rifondazione comunista, in cui rimase fino al 2008. Negli anni più recenti Ingrao si è dedicato maggiormente all’attività di scrittura e ai  temi dell’epoca attuale come il razzismo, le lotte operaie, la democrazia e la pace.

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