Rossi e Bersani su Verdini: no ai transfughi nel nostro giardino

Rossi e Bersani su Verdini: no ai transfughi nel nostro giardino

Nel difficile processo di allineamento delle correnti interne al Pd in vista dell’approvazione della riforma del Senato, sta (ri)emergendo una figura che potrebbe contribuire in modo significativo al rafforzamento numerico della corrente di maggioranza che spinge per l’approvazione del ddl Boschi: Denis Verdini. Dalla definitiva rottura con Berlusconi all’approdo nel gruppo Ala (Alleanza liberalpopolare – autonomie) Verdini si è detto pronto a dare pieno appoggio alla riforma del Senato “così com’è” (dichiarava lo scorso luglio) e a lavorare per un progetto che – spiega Vincenzo D’Anna, portavoce di Ala ed ex Fi – consiste nel dar vita ai ‘Moderati per Renzi’ o, eventualmente, a confluire nel partito della nazione.

I fuoriusciti azzurri sarebbero dunque pronti a dare sostegno esterno a Renzi sulle riforme ma l’operazione ha sollevato diversi malumori interni al Pd. Tra coloro che rifiutano l’appoggio di Verdini e di Ala troviamo il governatore della Toscana Enrico Rossi: “Verdini definisce se stesso un taxi per portare i senatori e i deputati di Forza Italia da Berlusconi a Renzi e restare così per altri 10 anni al potere. Sbaglieremmo nel PD a pensare che questo sostegno sia privo di interessi e condizionamenti. Se ci sarà, esso segnerà la qualità delle riforme e dei provvedimenti governativi e tutta la transizione politica e istituzionale ed economica e sociale di cui Renzi si propone come leader. Ancor prima che per ragioni morali o moralistiche è per ragioni politiche che Renzi deve dire: ‘no grazie’. Soprattutto oggi che il PD è unito sulle riforme. Questo fenomeno dei transfughi in politica, il trasformismo, è ben noto nella storia italiana e molto studiato nei Quaderni di Antonio Gramsci. Sarebbe poi interessante domandarci come si intreccia oggi il trasformismo con la questione morale denunciata da Enrico Berlinguer”.

La risposta alla domanda posta da Rossi sul trasformismo e i pericoli che esso comporta la si rintraccia in alcuni passi della lunga intervista – da cui prese forma la ‘questione morale’ – rilasciata da Berlinguer a Eugenio Scalfari: “A noi hanno fatto ponti d’oro (…) perché abbandonassimo questa posizione d’intransigenza e di coerenza morale e politica ai tempi della solidarietà nazionale. (…) abbiamo sempre risposto di no. (…) Se avessimo voluto venderci (…) avremmo potuto farlo; ma la nostra risposta è stata ‘no’. E a un certo punto ce ne siamo andati sbattendo la porta, quando abbiamo capito che rimanere (…) poteva significare tener bordone alle malefatte altrui, e concorrere anche noi a far danno al Paese”. In questo lungo periodo l’ex segretario allontanava con forza l’idea di compromesso funzionale al mero mantenimento dei ruoli di potere e, di riflesso, rifiutava anche il trasformismo politico, che ne è spesso conseguenza. Di più: nel sollevare la ‘questione morale’, Berlinguer si soffermò su un punto importante: “Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto (…) che i poveri e gli emarginati (…) vadano difesi e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni (…), che la partecipazione di ogni cittadino (…) alla cosa pubblica debba essere assicurata”, ergo: occorre garantire ai cittadini il diritto di poter eleggere direttamente i propri rappresentanti, anche in Senato.

Oltre al presidente Rossi, anche Bersani non vede di buon occhio la posizione dell’ex Fi: “il senatore Verdini e compagnia, con gli amici di Cosentino e compagnia, stanno cercando di entrare nel giardino di casa nostra per fare la coalizione della nazione o il partito della nazione. Siccome questo è un delirio trasformista, mi aspetterei che dal Nazareno venisse una parola chiara su questo delirio, perché non vorrei si sottovalutasse l’effetto che queste cose hanno sui nostri militanti”. Sulla scia di Rossi e Bersani, anche il segretario di Sel Nichi Vendola intravede pericoli nei possibili sviluppi futuri: “Il partito della nazione, il nuovo partito di Renzi che ingloba i pezzi peggiori del centrodestra dell’era berlusconiana, è veramente uno spettacolo triste”.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook