Ddl Boschi, in aula solo i fantasmi in attesa del vertice Pd

Ddl Boschi, in aula solo i fantasmi in attesa del vertice Pd

In un’aula pressoché deserta e buona solo ad accendere un vespaio sui social tra le varie forze politiche, questa mattina il ddl Boschi è stato nuovamente discusso dopo le polemiche insorte ieri a seguito del voto del Senato, che ha respinto le richieste di sospensiva e pregiudiziali avanzate dalle opposizioni. Dall’esito della votazione è emerso un primo timido segnale di distensione all’interno del Pd, con la minoranza dem che non si è schierata contro l’apertura del dibattito sul ddl. A questo va aggiunto l’incontro di ieri a Piacenza tra Renzi e Bersani in occasione della visita del primo Ministro ai sindaci delle aree colpite dall’alluvione ma, a dire il vero, oltre alla cordialità e alle strette di mano, il tema principale – l’ormai noto art. 2 del ddl – non è stato affrontato. Idem questa mattina, con l’aula semivuota e la consapevolezza del rinvio della discussione a martedì, chiaro segno della volontà di guadagnare un po’ di tempo, anche alla luce del vertice Pd in programma per lunedì prossimo, da cui potranno scaturire indicazioni certamente più attendibili.

Si preannuncia dunque un fine settimana d’intenso ‘lavoro sporco’, in cui all’interno del Pd si cercheranno riavvicinamenti che – quasi necessariamente – dovranno trasformarsi presto in voti favorevoli in aula, pena una débâcle per l’intero partito democratico. Proprio a questo proposito, Bersani ieri ha osservato: “Se le riforme passano con i voti di Verdini e senza la sinistra, politicamente è finito il Pd e la legislatura cambia completamente il segno. E la vittoria numerica potrebbe diventare una sconfitta politica”.

Sull’introduzione nel ddl Boschi dell’eleggibilità diretta dei senatori da parte dei cittadini invece che dai Consigli regionali, la mediazione che potrebbe sanare il divario interno al Pd potrebbe essere quella di intervenire sul comma 5 dell’articolo 2, inserendo la possibilità per gli elettori di indicare, tra i rappresentanti locali, quelli destinati a occupare un seggio nel nuovo Senato. Il condizionale è comunque d’obbligo perché da qui a lunedì il tempo è molto e le voci si susseguiranno senza sosta. Meglio dunque armarsi di pazienza e attendere l’esito dell’incontro fissato per la settimana prossima: anche se una distensione o una rottura definitiva sono difficilmente pronosticabili, qualunque sia il risultato, esso aiuterà a capire come e con quali soggetti la maggioranza Pd porterà avanti il progetto di riforma.

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