Ddl Boschi, il Senato boccia le pregiudiziali tra le proteste. Cosa potrebbe cambiare con la riforma

Ddl Boschi, il Senato boccia le pregiudiziali tra le proteste. Cosa potrebbe cambiare con la riforma

Entra nel vivo la discussione sul Ddl costituzionale promosso dalla Boschi sulla riforma del Senato, che mira a ridurre il numero di rappresentanti nella ‘camera alta’ e introduce alcune sostanziali novità circa le modalità di elezione dei futuri senatori. Questo secondo aspetto, divenuto oggetto principale dell’acceso dibattito tra Governo, minoranza Pd e opposizione, è contenuto nell’articolo 2 del Ddl, che recita: “Il Senato della Repubblica è composto da 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da 5 senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. (I consigli regionali) eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori. La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti”.

Se il Ddl mantenesse questa impostazione, i senatori sarebbero eletti in modo indiretto, verrebbero cioè eletti dai Consigli regionali e non dai cittadini. Questa soluzione non piace alla minoranza Pd e alle opposizioni, che sebbene avallino sostanzialmente la riduzione del numero dei senatori (da 315 a 100) e una riduzione delle competenze della ‘camera alta’, chiedono una revisione del testo che dia la possibilità ai cittadini di eleggere i propri rappresentanti al Senato. Al momento questo è il tema più controverso e dibattuto, anche se il Governo – con Renzi in prima fila – spinge per chiudere la faccenda senza modificazioni alle norme proposte nell’articolo 2 del ddl.

Da qui i timori di opposizione e minoranza Pd, che tra le proteste in aula denunciano una forzatura inaccettabile, a cui il primo Ministro ha così replicato durante la conferenza stampa con il premier lussemburghese Xavier Bettel: “A chi dice ‘state facendo troppo veloci’ rispondo: non per cattiveria, ma questa riforma è attesa da 70 anni. La prima commissione fu fatta nell’83, io e Xavier andavamo alle elementari”. Il ddl Boschi – ha aggiunto Renzi – tornerà “alla Camera a gennaio e poi nell’estate-autunno 2016 ci sarà il referendum”. Il primo Ministro ha concluso invitando i cittadini a “studiare la riforma: riduce i numeri dei politici e aumenta il livello della politica. Che c’è di meglio?”. Al di là delle proteste, l’Aula del Senato ha comunque iniziato formalmente l’esame del ddl. Il Senato ha respinto le questioni  pregiudiziali e le richieste di sospensione con rinvio in commissione poste dalle opposizioni mentre il presidente Grasso ha varato la fase della discussione generale sul testo.

La fine del bicameralismo paritario e le modalità di elezione dei senatori non sono tutto. Il ddl Boschi prevede infatti ulteriori modifiche alla Costituzione, a cominciare dall’art. 83, che disciplina l’elezione del Presidente della Repubblica: sebbene il ddl conservi la platea dei Grandi Elettori, questa non sarà più integrata dai delegati regionali. Modifiche previste anche per i quorum fissati dal Senato: occorreranno i 2/3 dell’Assemblea nei primi 3 scrutini; dal quarto servirà la maggioranza dei 3/5 dell’Assemblea mentre dal settimo saranno sufficienti i 3/5 dei votanti. Il presidente della Camera eserciterà “le funzioni del Presidente della Repubblica nel caso in cui questi non possa adempierle” mentre “il Presidente del Senato convoca e presiede il Parlamento in seduta comune”.

I 5 giudici costituzionali di nomina parlamentare non saranno più eletti esclusivamente dal Parlamento in seduta comune: con le nuove norme, 3 verranno scelti dalla Camera dei deputati, 2 dal Senato. Modifiche anche all’articolo che riguarda il rinvio delle leggi da parte del Presidente della Repubblica; quest’ultimo, prima di promulgare la legge, può chiedere una nuova deliberazione con messaggio motivato alle Camere, ma non su specifiche disposizioni della legge. Anche in conseguenza dell’abolizione delle provnce, lo Stato centrale recupererà competenze che gli consentiranno di commissariare Regioni ed Enti locali in caso di grave dissesto finanziario. Introdotta anche una ‘clausola di supremazia’, che consente alla legge dello Stato, su proposta del Governo, di intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica ovvero la tutela dell’interesse nazionale.

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