Bergoglio contro la corruzione: “Fare insieme e fare per gli altri”

Bergoglio contro la corruzione: “Fare insieme e fare per gli altri”
Pope Francis during the audience to managers and employees Banca di Credito Cooperativo of Rome, in the Paul VI hall, Vatican City, 12 September 2015. ANSA/ GIORGIO ONORATI

“Sussidiarietà”, questo il concetto intorno al quale Papa Bergoglio ha costruito il suo discorso, pronunciato nella sala Paolo VI in Vaticano che nella giornata di ieri ha accolto circa 7 mila dirigenti della Bcc di Roma.

Un incontro costruttivo, fatto non di luoghi comuni o belle parole, ma di consigli e proposte utili, moniti che secondo il Santo Padre dovrebbero guidare ogni giorno l’azione di una banca, a maggior ragione se essa è una cooperativa, in questo caso la più importante in Italia.

Dunque, a detta del Papa, un banchiere non dovrebbe mai dimenticare la parola “sussidiarietà”, questo perché essa rappresenta un atteggiamento di integrazione e complemento nei confronti della popolazione che ora, mai come ora, sta attraversando un momento buio, fatto di incertezze e sfiducia; proprio per la fase storica che la società sta attraversando, deve necessariamente pervenire ad essa il sussidio dei banchieri, più che mai di una banca di credito cooperativo come quella di Roma.

Spiega Bergoglio ai banchieri: “Voi siete una cooperativa di credito, e siete la più grande Banca di Credito Cooperativo in Italia. Può succedere che una cooperativa diventi una grande impresa; ma non è questa la sfida più importante. La sfida più importante è crescere continuando ad essere una vera cooperativa, anzi, diventandolo ancora di più. Questo significa favorire la partecipazione attiva dei soci. Fare insieme e fare per gli altri”.

Ovviamente il Papa motiva le sue affermazioni, guardandosi bene dal dare giudizi presuntuosi, di fatti ci tiene a precisare che quello della banca è un mestiere delicato e che di certo non possono essere le belle parole a sostituire il rigore necessario.

Ma qui, dovrebbe entrare in gioco quella marcia in più che distingue un credito cooperativo da una comune banca: umanizzare l’economia e questo è possibile solo se si fondono insieme il rigore e l’efficienza necessari ad una banca, con la solidarietà bisogno primario della nostra società.

Questo suo discorso ai banchieri, riuniti per il sessantesimo della fondazione del loro istituto finanziario, ha ripreso alcuni temi da lui affrontati in passato, in particolar modo contenuti nella sua enciclica “Laudato si’” e nel discorso dello scorso febbraio, contro le false cooperative che nascono a scopo di lucro e contro le banche in fallimento che per tornare ad essere libere dai loro debiti facevano pagare ingiustamente la popolazione.

Dunque un sistema finanziario che va rivisto, quello italiano attuale e per di più, un sistema che deve sganciarsi da quel morbo dilagante che ha messo in ginocchio le famiglie, i giovani, gli italiani, tutti: la corruzione.

Un morbo che diviene pervasivo, che si infiltra tra le istituzioni, giunge alle banche e crea strane sinergie perché mosso dal Dio denaro.

La lotta alla corruzione è stata sin dall’inizio del suo pontificato, uno dei temi che più stanno a cuore al Santo Padre, perché, conscio del fatto che essa annulla la giustizia sociale e rende gli uomini servi del capitale.

Il Pontefice è stato chiaro con i banchieri: “A voi è chiesto non solo di essere onesti, questo è normale, ma di diffondere e radicare l’onestà in tutto l’ambiente: lotta alla corruzione”; una missione dunque, quella che Francesco ha affidato ai dirigenti: restare vigili e operare secondo giustizia, solo così si può mirare ad un cambiamento.

D’altronde era chiara sin da subito la posizione e l’ideologia di questo nuovo Papa, di Francesco, sin dal 2013, da quando è divenuto guida dei suoi fedeli ed ha sostenuto con fermezza una delle sue tesi che sin da subito ha fatto proprie: “no alla dea tangente!”

Francesca Trapani

13 settembre 2015

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