Miccichè e le raccomandazioni al Sud

Il ddl anticorruzione ha ricevuto la fiducia della Camera e ora passerà al Senato. A votare contro è stato, oltre all’Idv, il gruppo Grande Sud. Il suo leader Gianfranco Micciché ha scelto di votare “no” al ddl perché, con l’introduzione del nuovo reato di traffico di influenze illecite, “i politici del Sud, a cui la gente va di continuo a chiedere una raccomandazione, sarebbero tutti indagati”.

Micciché, che ricordiamolo, ricoprì il ruolo di viceministro dell’economia nel secondo governo Berlusconi (2001) per poi essere nominato ministro per lo Sviluppo e la coesione territoriale nel 2005 – nonostante tre anni prima un’informativa dei carabinieri lo individuasse come destinatario di dosi di cocaina recapitate direttamente presso gli uffici del ministero dell’Economia – ha così spiegato l’opposizione al ddl anticorruzione: “Se un imprenditore non riesce ad ottenere 10mila euro di mutuo per la sua azienda, io ogni giorno tento di influenzare il direttore di quella banca. Se un malato grave non riesce a farsi curare con tempestività, io ogni giorno tento di influenzare il primario di quell’ospedale. Se un pescatore subisce le conseguenze dell’assurdo divieto di pescare tonni nei nostri mari, io ogni giorno tento di influenzare la Gdf e la Commissione Ue. Se un disoccupato del Sud non viene assunto, io ogni giorno tento di influenzare il datore di lavoro per farlo assumere”. Una difesa esplicita del sistema clientelare e assistenzialista, che paralizza da sempre il Meridione, sulla quale sarebbe meglio stendere un velo pietoso.

Ermes Antonucci

14 giugno 2012

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