Il Senato del ddl Boschi

Il Senato del ddl Boschi

camera-dei-deputatiA marzo è stato per la prima volta presentato il disegno di legge Boschi per far fronte alle disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della costituzione.

513.450 questo il numero degli emendamenti a cui deve far fronte il ddl Boschi, dei quali 510.293 sono stati presentati dalla Lega e altre migliaia da altri gruppi. Insomma, una barriera da record quella che è stata innalzata dalle pratiche ostruzionistiche.

Il sottosegretario per le riforme costituzionali e i rapporti con il parlamento, Luciano Pizzetti sostiene che l’8 settembre gli emendamenti passeranno al vaglio della Commissione e sarà questa a stabilirne la conformità o meno del testo uscito dalla Camera con quello uscito dal Senato. Comunque il sottosegretario definisce questa valanga di emendamenti record come un “oltraggio al buon senso”.

Insomma, affinché la Commissione possa essere messa in condizioni consone ad operare ed esprimere il proprio giudizio, bisogna che vi sia un accordo tra i vari gruppi parlamentari e che questi riducano la mole di emendamenti.

In questa “palude” nella quale si trova a doversi muovere la maggioranza, l’attenzione è stata puntata sui 17 emendamenti presentati dalla minoranza dem.

Tra questi emendamenti vi è la richiesta di modifica dell’articolo 2 sulla composizione ed elezione del Senato, di modifica delle funzioni del futuro Senato e in merito all’elezione del presidente della Repubblica.

 “Il Senato della Repubblica è eletto dai cittadini su base regionale, garantendo la parità di genere, in concomitanza con la elezione dei Consigli regionali” questo è quanto si legge nel testo di una delle tre proposte di modifica della minoranza dem.

Insomma lo scopo di queste “agitazioni” pare essere una sola: giungere al Senato elettivo. Su questo si è discusso anche oggi alla Camera, in un clima agitato e poco favorevole al dialogo; qui è arrivato l’aut aut di Forza Italia sulla Riforma del Senato.

Queste le parole di Renato Brunetta in merito: “una condizione unica per votare sì alla riforma del Senato. Che insieme si preveda l’elezione diretta dei senatori, con le conseguenze di funzioni e compiti che devono riflettersi nei restanti articoli della costituzione, e l’immediata riapertura del cantiere Italicum, con l’assegnazione del premio di maggioranza alle coalizioni. Renzi dichiari subito questa volontà. E siccome Berlusconi è di parola ci sarà il sì. Non grazie a un accordo tramite intermediari, ma in Parlamento”.

Per comprendere a pieno a cosa mirino questi contrasti occorre vedere bene cosa è, e su quali basi nasce il nuovo Senato del ddl Boschi, che sembra accendere e far adirare molti dei nostri Onorevoli.

Secondo la Riforma saranno 100 i Senatori, a fronte degli attuali 315 e saranno i Consigli regionali a sceglierli fra i loro componenti. Inoltre, ciascuna regione sceglierà un altro Senatore tra i sindaci del proprio territorio per un totale di 21 Senatori.

I Senatori non saranno più eletti direttamente dai cittadini. Sarà una elezione di secondo grado a sceglierli tra sindaci e consiglieri regionali, il primo rinnovo del Senato li vedrà “eletti” tutti contemporaneamente, dopodiché la loro elezione sarà legata al rinnovo dei consigli regionali. Il sistema sarà proporzionale per evitare che chi ha la maggioranza nella regione si accaparri tutti i seggi a disposizione. Con questo sistema i poteri di Palazzo Madama si vedono ridotti e il bicameralismo verrà superato. Tanto per fare un esempio, il nuovo Senato non potrà più votare per la fiducia del Governo; questo Senato avrà un ruolo consultivo e fungerà da punto d’incontro fra il Governo in carica e gli enti locali della nostra Repubblica.

Con questo sistema aumenteranno anche i poteri della Corte Costituzionale che potrà intervenire con un esame preventivo sulla costituzionalità delle leggi. Questa Riforma vede modificato anche il quorum necessario per l’elezione del Presidente della Repubblica.

Insomma, le cose a cambiare saranno davvero molte, sempre che le minoranze cessino le ostilità nei confronti del ddl Boschi.

10 agosto 2015

di Francesca Trapani

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