Modello Maroni, nuova era per la Sanità in Lombardia

Modello Maroni, nuova era per la Sanità in Lombardia

 MaroniIl Consiglio regionale della Lombardia ha approvato il testo che dà il via ad una nuova era della sanità lombarda, dopo vent’anni basati sul modello messo in atto da Formigoni. Caduto l’ostruzionismo di Pd, Patto Civico e M5S a patto di alcune concessioni, i sì sono stati 46, da parte di Lega Nord, Lista Maroni, Forza Italia, Ncd, Fratelli d’Italia e Gruppo misto, con i 28 no. Questa però è solamente la prima parte di una riforma che verrà ultimata in autunno attraverso un nuovo procedimento legislativo che riguarderà prevenzione, salute mentale, malattie rare, veterinaria e rapporti con le università.

Sono state necessarie cinque sedute del Consiglio regionale della Lombardia per modificare la governance del sistema che rende ora possibile istituire l’assessorato unico al Welfare.
Questa riforma, scritta da Fabio Rizzi (Lega) e Angelo Capelli (Ncd), è nata con l’intento di collegare gli ospedali con gli ambulatori territoriali. A questo proposito gli ospedali verranno trasformati in Agenzie sociosanitarie territoriali (Asst), che permettono di seguire il paziente nelle cure fino a casa. Ognuna Asst sarà divisa in due strutture con bilanci separati ma con direttore generale unico. Le Asst saranno 27.

Inoltre viene ridotto il numero delle Asl, da 16 a 8, che cambieranno il nome in Ats, Agenzie di tutela della salute, vere e proprie agenzie con il compito di gestire, controllare e programmare le cure erogate ai pazienti gravi e/o cronici, garantendo e supervisionando la loro continuità ma senza occupersene direttamente, dato che adesso sarà di competenza delle Asst. Le 8 Ats sono: Insubria (Varese e Como), Brianza (Monza e Lecco), Bergamo, Brescia, Pavia, Val Padana (Cremona e Mantova), Città Metropolitana (Milano e Lodi) e Montagna (Sondrio e Valcamonica).

Verranno creati anche dei mega ambulatori (le Aft, Aggregazioni funzionali territoriali, e le Uccp, Unità complesse di cure primarie) che consentiranno ai medici di famiglia di curare i pazienti con diabete, o malattie cardiache e respiratorie, oltre ad effettuare prelievi ed esami come eco o radiografie. Nasceranno anche dei Pot, Presidi ospedalieri territoriali, veri e propri mini ospedali dove sarà possibile ricoverare quanti, dopo un intervento, necessitano di riabilitazione.

Altre novità sono il maxi-polo pediatrico a Milano, con la fusione degli ospedali Sacco, Buzzi, Clinica Macedonio Melloni e Fatebenefratelli, l’istituzione di un’agenzia di controllo, richiesta dal M5S, un cambio nei finanziamenti per le infrastrutture ospedaliere e sanitarie private, oltre a nuove norme per le nomine dei manager sanitari; queste ultime saranno fatte da una apposita commissione che prenderà i nomi da una rosa scelta di candidati in base al curriculum, con possibilità di ripescaggio di candidati extra lista.
La riforma prevede anche la rimodulazione progressiva del ticket in base al reddito, partendo ad ottobre con la riduzione del ticket per i redditi fino a 18mila euro; da gennaio si avrà la riduzione per i redditi sotto i 30mila l’anno.

Maroni, soddisfatto del voto, ritiene che “con le nuove Asst che integrano l’ospedale al territorio anticipiamo il futuro”, migliorando i servizi ed aumentando i controlli. Maroni sostiene che “con la riforma a regime la regione prevede di recuperare circa 300 milioni di euro da reinvestire nel sistema sanitario in particolare per ridurre i ticket sanitari, le liste d’attesa e le rette delle residenze sanitarie per anziani”.

Le opposizioni rimangono in bilico tra il riconoscimento di un confronto che ha portato a novità che sono innagabili “passi avanti”, e il dubbio che non sia una vera rivoluzione ma solo una semplice “evoluzione” rispetto al modello formigoniano.

Paola Mattavelli
7 agosto 2015

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