Modificata la “norma bavaglio” che prevedeva il carcere per i giornalisti

Modificata la “norma bavaglio” che prevedeva il carcere per i giornalisti

Già ribattezzata “norma bavaglio” dai deputati del M5S, la riforma del processo penale, che prevederebbe il carcere per “uso fraudolento di conversazioni -audio, registrazioni e video ndr- tra privati”, ha suscitato aspre polemiche all’interno delle Aule di Montecitorio.
Il ddl, inizialmente visto come un oltraggio alla libertà di stampa, di conseguenza alla professione giornalistica e in particolar modo alle trasmissioni tv quali ‘Striscia’, ‘Le Iene’, ‘Report’, ecc, è stato discusso e modificato alla Camera dopo gli interventi degli oppositori. Il dietrofront è stato annunciato dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando (Pd): “Non è l’orientamento del governo prevedere la galera per i giornalisti: c’è ancora il bicameralismo, vedremo il testo finale. […] Credo che anche la rapidità con la quale si è ritenuto di dover riscrivere la norma dimostri che non c’era alcuna volontà di colpire la stampa”. Il Pd, infatti, è subito ritornato sui suoi passi presentando un emendamento al ddl di riforma del processo penale che esclude la punibilità per i giornalisti che nel’ambito del diritto di cronaca utilizzano conversazioni registrate di nascosto. Esclusa anche la punibilità per registrazioni utilizzate in processi penali e amministrativi o per l’esercizio del diritto di difesa.
Nessun timore, in fin dei conti, per gli organi di informazione che, seppur con i nuovi strumenti della comunicazione, continuano a difendere a denti stretti quella libertà che è alla base di ogni società democratica: la libertà di stampa conosciuta anche come il Quarto Stato di Montesquieu.

Mirko Olivieri

27 luglio 2015

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