Intercettazione Crocetta: “Non mi dimetto”

Intercettazione Crocetta: “Non mi dimetto”

rosario-crocetta“Mi rifiuto di offrire le mie carni a famelici carnefici. Non posso dimettermi, tutti sanno che quella intercettazione non c’è” (riferendosi alla famosa intercettazione in cui si parlava di Lucia Borsellino: “va fatta fuori come suo padre” ndr.). Così il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, parlando all’Assemblea regionale siciliana ha giustificato la scelta di non abbandonare l’incarico affidatogli dai siculi.  “Ho vissuto momenti terribili, giorni di pianto – ha esordito – E’ come se avessi rivisto un film diverse volte proiettato, l’attacco al presidente della Regione diventa l’attacco al popolo siciliano”.
A confermare quanto affermato dal governatore, vi è la testimonianza di Lo Forte, capo della Procura di Messina che si è occupato delle indagini: “Non risulta alcuna traccia di questa telefonata nei nostri uffici. Siamo assolutamente certi che non ci sia alcun elemento al riguardo qui in Procura a Messina”.
Ribadita anche da Lo Voi, Procuratore palermitano, la tesi secondo cui l’intercettazione non sia mai esistita: “Certamente le registrazioni che abbiamo a disposizione dipingono un clima di ostilità nei confronti di Lucia Borsellino. Ma proprio il fatto che abbiamo dovuto ricostruire quel contesto attraverso una faticosa opera di connessione e incastro fra tanti discorsi spezzettati nel tempo è un’ulteriore conferma che l’ intercettazione di cui tanto di discute non esiste. Se fosse esistita – continua il procuratore in un’intervista al Corriere della Sera – l’avremmo certamente utilizzata nel procedimento, perché nei termini in cui è stata diffusa sarebbe stata la dimostrazione plastica dei rapporti difficili all’interno del sistema sanitario regionale. Avrebbe fatto comodo alla tesi dell’accusa, ma non c’è”.
Imperterrito, Crocetta, durante la trasmissione ‘Effetto Notte le notizie in 60 minuti’ su Radio 24, ha ribadito la sua posizione: “Non ho intenzione di dimettermi perché ho un dovere di fronte agli italiani: voglio capire se questa è una democrazia compiuta o no. Voglio capire se si dà più fiducia alle parole di un Tribunale e dei magistrati – ha continuato il governatore – o agli eversori che vogliono far crollare la democrazia. Questa è la mia sfida. E su questo credo che ormai nel nostro Paese ci si debba mobilitare”.
Intanto, in conferenza stampa, a Palermo, il legale del governatore siciliano ha promesso “un’azione civile risarcitoria chiedendo a L’Espresso 10 milioni di danni”. Oltre all’azione risarcitoria nei confronti de L’Espresso, il legale Vincenzo Lo Re ha annunciato querela in sede civile per Il fatto quotidiano e per il giornalista Pietrangelo Buttafuoco, con la richiesta di un milione di euro di risarcimento per l’articolo in cui Antonio Presti chiamerebbe il governatore “bottana”. Una denuncia in sede penale è stata annunciata da Lo Re nei confronti del senatore Maurizio Gasparri per le sue dichiarazioni ritenute diffamatorie su Crocetta dopo la vicenda della telefonata pubblicata da Il tempo.
Non è mancata la replica del settimanale: “La causa annunciata dai legali di Rosario Crocetta – ha risposto la Direzione del settimanale – può diventare l’occasione processuale per comprovare la piena correttezza del comportamento dell’Espresso e per fare definitiva chiarezza su quanto è avvenuto”.

Mirko Olivieri
23 luglio 2015

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