Convivenze omosessuali: cosa chiede la Cedu all’Italia?

Convivenze omosessuali: cosa chiede la Cedu all’Italia?

 coppie omosessualiLa Corte europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) di Strasburgo ha condannato l’Italia per il mancato riconoscimento legale per le convivenze omosessuali, rimandando in particolare all’articolo 8 della Convenzione europea che riguarda il diritto al rispetto per la vita privata e familiare. Il caso, partito dalla denuncia di tre coppie omosessuali, verte sulla impossibilità di veder riconosciuta la propria unione, e nella nota della Corte si legge testualmente: «La Corte ha considerato che la tutela legale attualmente disponibile in Italia per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di una coppia impegnata in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile».

La sentenza di Camera «Oliari e altri contro Italia», non è però definitiva, essendo una sentenza di primo grado. Lo Stato italiano ha infatti tre mesi di tempo dal pronunciamento per chiedere che la causa sia portata davanti ai cinque giudici della Grande Camera, che si potrebbero esprimere per una riapertura del caso. Anche se dal Governo sembrano arrivare chiari messaggi verso un adeguamento in tal senso. Le dichiarazioni del Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi viaggiano infatti nella direzione di una approvazione entro la fine dell’anno di un ddl che copra il vuoto normativo imputato all’Italia: «Abbiamo presentato un programma molto preciso sui tempi: dopo le riforme costituzionali a settembre il ddl sarà approvato al Senato prima di entrare nella sessione di Bilancio per il voto finale alla Camera entro fine anno senza modifiche. Recupereremo il tempo perso da altri».

All’Italia viene contestato un mancato riconoscimento delle unioni civili e non invece una mancata introduzione del matrimonio egualitario tra etero e omosessuali, che è di competenza degli Stati. Per avvalorare la sentenza, vengono citati in modo parziale alcuni sondaggi che rivelerebbero la posizione favorevole alle unioni omosessuali della maggior parte della popolazione italiana.

È doveroso inoltre precisare che la Cedu non è un organo istituzionale della Ue; infatti alla Convenzione Europea sui Diritti dell’uomo vi aderiscono anche Paesi che non fanno parte dell’Unione Europea ma che geograficamente appartengono all’Europa.

La Cedu non ha un controllo da parte dell’Unione Europea e le sue sono sentenze comportano sanzioni e multe (in questo caso è stato stabilito che lo Stato dovrà versare a ciascun ricorrente cinquemila euro per danni morali) per i Paesi membri colpevoli di violazioni, ma non sono applicabili direttamente. Insomma la sentenza della Cedu fa leva sul fatto che alle coppie omosessuali conviventi siano riconosciuti i diritti fondamentali che da questo derivano, senza però entrare in merito alla forma giuridica adottata dai singoli Stati, che rimane di competenza di questi ultimi.

Nel testo della sentenza non vi è alcun riferimento a matrimoni o adozioni, che rientrano nella competenza dei singoli Parlamenti. Che si approvi la legge Cirinnà o meno, non è questo che chiede la Cedu. Il percorso di questa legge che riconosce le unioni civili si è arenato in Senato per la mancanza di una relazione tecnica del ministero dell’Economia, riguardante la copertura finanziaria della legge. Uno momentaneo stop che cela la contrarietà politica del Ncd di Alfano.

Ora è da vedere come influirà in questo percorso la sentenza della Cedu. Quanto tempo ci metterà ad arrivare in Senato la relazione tecnica che deve stabilire se ci sono i soldi per estendere alle coppie omosessuali la reversibilità della pensione?

Paola Mattavelli
22 luglio 2015

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook