Perché l’immigrato è un problema?

Perché l’immigrato è un problema?

 1415182318_2001_a_space_odyssey_scimmiaLe proteste e gli scontri contro il trasferimento degli immigrati accaduti in questi giorni a Roma e a Treviso rimandano alla genialità di Kubrick che nel primo capitolo «L’alba dell’Uomo» del film «2001: Odissea nello spazio» svela il passaggio della consapevolezza come individuo della scimmia-uomo attraverso l’uso dell’osso come arma, utile nella competizione con gli individui della propria specie e nella lotta per la sopravvivenza. Sopravvivere diventa l’unica preoccupazione in un mondo carico di inquietudine ed incertezza, nel quale la violenza prende il sopravvento come mezzo per prevalere.

Casale San Nicola e Treviso misurano infatti la temperatura di una ostilità verso l’immigrato, percepito come una minaccia personale per il proprio benessere, e il livello di pochezza politica sempre più guardata come inadeguata a rispondere alle esigenze dei propri cittadini. Anzi, la paura viene amplificata ed usata come collante per avere così un seguito politico dove è proprio la presenza di un fantomatico nemico, qui incarnato dallo straniero accolto, ad unire in una guerra comune.

Blocchi stradali, sassaiole e lancio di oggetti ai danni della Polizia diventano il linguaggio usato per un disagio reale che si fa troppo presto a quantificare come razzismo o ad identificare solamente come un colore politico.
Perché l’immigrato è un problema? È solamente una questione di razza, cultura o religione? O forse la questione migranti scoperchia ferite aperte mai sanate e risposte mai date? Il disagio sociale è una miccia sempre pronta ad accendersi, un tizzone ardente che basta smuovere per tornare a bruciare ancora più intenso. Siamo certi che l’immigrato sia la causa e non invece quel vento che alimenta fiamme già accese?

Casale San Nicola è «un’isola nell’estrema periferia nord di Roma. Ci vivono 250 famiglie senza infrastrutture né servizi, in totale isolamento, non c’è illuminazione, d’inverno alle 16 è già tutto buio» e accogliere immigrati «non è sostenibile». È innegabile che non sono giustificati atti di violenza, come è innegabile che l’immigrato non ha colpe se non quella di essere nato in un luogo dal quale fuggire, ma la portavoce del comitato di Casale San Nicola Francesca Sanchietti parla di problemi reali e quotidiani di chi vive e convive con una realtà che per prima andrebbe aiutata. «Il prefetto nonostante un iter amministrativo aperto ha fatto un breve sopralluogo e ha deciso che la struttura era idonea. Questo è un contesto privato, le istituzioni non hanno aperto alcun tavolo di concertazione e lo stesso presidente del municipio Barletta si è comportato da politico e non da amministratore locale. Qui lui non c’è mai venuto», questo è il punto che scatena la violenza, questa la fragilità facile da amplificare ed usare, unita ad una mancanza di fiducia verso istituzioni che spesso promettono e non mantengono, che legiferano ma poi non controllano.

Solidarietà agli agenti feriti, solidarietà agli immigrati da accogliere, ma solidarietà anche per i cittadini non violenti che non si sentono tutelati. Mantenere uno sguardo lucido, che rifugga dal sensazionalismo, dalla faziosità e dallo strumentalizzare le notizie non è facile, ma è l’unico modo per non creare un nemico comune da combattere, che sia l’immigrato, l’estremista o lo Stato e vedere che la tutela è tutela di tutti, che l’integrazione non deve significare esasperazione e che le periferie del mondo esistono anche a casa nostra, basta girare l’angolo. Non si rende più pulita la propria casa nascondendo lo sporco sotto il tappeto, prima o poi con quello sporco ci si deve fare i conti.

Paola Mattavelli
18 luglio 2015

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